
Quello che ti conosce, fino in fondo, meglio di quanto chiunque altro possa soltanto lontanamente immaginarti.
Alzi il bavero del tuo lungo cappotto nero, gli occhi ai lacci delle scarpe.
Quel vento che tanto e tante volte ti ha coccolato oggi non è altro che una brezza che sposta le foglie.
Non è più il respiro di chi ti toglie via il dolore.
Scorgi migliaia di foglie uguali, ma tutte infinitamente diverse.
Rivedi in loro la faccia di tuo padre, che nemmeno a cinquant'anni sei riuscito davvero a dimenticare.
Ricordi il tuo primo amore, il tuo ultimo amore.
Tutti quelli di mezzo.
Cammini, ancora, volutamente, infinitamente, solo.
I pugni chiusi, ben stretti, dentro lunghe tasche cucite più e più volte.
Non vedi altro che buio.
Autunno senza confini.
Ricordi quando a vent'anni camminavi per lo stesso viale.
Eri già così, soltanto che allora avevi ancora molti perchè.
Oggi, dopo trenta lunghi anni, percorri lo stesso viale alberato, con in testa soltanto un'unica domanda.
Ti chiedi solamente quando hai smesso di chiederti perchè.
Il destino è quello che ci capita quando non ce lo aspettiamo, diceva Proust.
Eppure, nel mio destino altro non ho voluto che ci fossi Tu ad aspettarmi.
Ho desiderato ardentemente che, finito il lungo viale, una piccola casa in mattoni attendesse il mio ritorno.
Ho desiderato amarti alla follia, vederti brillare gli occhi ogni volta che svoltavo la curva.
Ho desiderato sentire il rumore dell'acqua che si chiudeva, perchè tu sentivi il rumore delle foglie schiacciate dai miei passi.
Ho desiderato vedere una bambina dai lunghi riccioli mori corrermi incontro gridando "Papà!".
Ho desiderato tutto questo e tanto altro, ma soprattutto ho desiderato di avere, giorno dopo giorno, ancora una speranza.
Oggi ho chiesto di rivedere ancora Parigi, ieri ho chiesto di sentire di nuovo suonare il violinista alla fermata della linea blu.
Non so ancora ciò che chiederò di sperare domani.
Soltanto piccoli fugaci momenti in una vita che è troppo breve soltanto quando ci siamo accorti che è troppo tardi per il punto di non ritorno.
Non amiamo come dovremmo fare, non coltiviamo amicizia che rimangano tali nel tempo, non riusciamo nemmeno a capire ciò che è giusto o sbagliato mangiare.
E allora, a volte, preferisco così.
Un buon libro sottobraccio, lunghe dita affusolate dentro al cappotto, un lungo viale alberato davanti a me.
Non voglio smettere di camminare.

