4.2.08
Fragile
"Fuori... è un giorno... fragile..."
Così cantavano i Subsonica.
Ma soltanto fuori? Soltanto fuori è (un giorno) fragile?
No. Sicuramente no.

Ore 06:30.
La sveglia suona, la spegni.
Ore 06:35.
La sveglia suona ancora, la spegni ancora.
Non riesci ad aprire gli occhi.
Fermo.
Non vuoi aprire gli occhi.
Sei tu, e soltanto tu, che non vuoi aprirli.
Perchè? ti chiedi.

Qualcuno dice che le farfalle le ha nello stomaco, io una volta le farfalle le vedevo volare, sorridenti, accanto a me.
Ma sembrano tempi così lontani, posti così lontani, volti così lontani.
Hai un piccolo, grande buco dentro al tuo fragile cuore.
Lo senti aprirsi, lentamente, dolorosamente.
Gli sguardi di chi ti lancia le frecciate, gli occhi di chi ti vuol dire ci sono.
Ma sei solo tu che non ci sei.
Che non riesci a trovare ragioni, non riesci a trovare stimoli, non riesci a trovare perchè.
Sei nel tuo mondo, soltanto tuo.
Un palazzo della memoria, dove ognuno ha una sua stanza, dove le stanze, a volte, hanno muri di argilla.
Che velocemente, follemente, si sciolgono.
Sei pieno, pieno fin qui.
Ti dici che non ha senso, eppure un senso ce l'ha.
Hai passato giorni peggiori, ti dici.
Eppure è una voragine, una moltitudine di sabbie mobili.
Ti vogliono con sè, ti hanno con sè, perchè sei soltanto tu, sei soltanto fragile.
Credete nell'amore?
Io sì.
Ma non lo vedo. Mi sono smarrito in una via, e non so dove mi trovo.
A sinistra vedo un torrente, un ruscello tranquillo.
Soltanto per pochi metri, però.
Costeggi con lo sguardo il letto del fiume, e lo vedi precipitare in una cascata vertiginosa.
E di colpo ti ritrovi tra le onde, tra le rapide di questo torrente, che torrente non è più.
E nuoti, con tutte le tue forze, contro la corrente che ti trascina giù.
Ti appigli alle pietre.
Scivolose.
Ti attacchi a un tronco.
Affonda.
E tu con lui, giù a ingoiare acqua.
Poi qualcosa ti tira su.
Ma sei ancora lì che nuoti, ancora più veloce.
Ma le braccia non rispondono, sembrano parte di un altro corpo, un'altra anima.
Le forze ti abbandonano come i marinai del Titanic.
E tu sei lì, che ti fai trascinare, ti lasci trasportare da questo vecchio fiume in piena.
Soltanto pochi metri, pochi fragili metri.
Poi sarete tu e lei.
Anzi, Lei.
E dovrai affrontarla, senza più paure, senza più realtà.
E solo lì saprai se un piccolo angelo tinto di Blu ti allungherà una mano.
E solo lì saprai se un buio angolo tetro ti accudirà accanto a sè.
Come trovare questo Blu che sorridendo ti richiamerà sù?
Insegnatemelo.
Per ora sono troppo fragile.
 
posted by F. Parisi at 19:35 | Permalink |


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