Esiste una finestra.
Esiste una finestra bianco pastello.
Esiste una finestra bianco pastello oltre la quale i sogni diventano realtà.
Laura sedeva sul suo piccolo pouff lillà, in quella stanza coi muri un pò così, pieni sì, ma spesso troppo vuoti.
A Laura piace Vasco, o forse il Liga, chissà.
Laura ha vent'anni, ne farà ventuno fra non molto, questione di mesi.
E' bella, una di quelle bellezze che le senti dentro, che non si ferma a una scollatura da occhi lunghi.
Lei è così, prendere o lasciare.
7:03.
E' domenica mattina, presto, prestissimo.
In città è silenzio, in campagna è silenzio, il mondo intero è in silenzio.
Laura è appena tornata a casa, dopo un lungo sabato, dopo una colazione fatta di risate, cornetti e mezze gasate.
Potrebbe sentirsi stanca, potrebbe affondare nel suo cuscino e dormire fino a quando lo stesso sole che ora le da il buongiorno tramonta verso orizzonti più caldi.
Eppure, rientrando, nota quei piccoli raggi di sole filtrare caldi tra le persiane semichiuse di quella finestra bianco pastello.
Li vede riflettere sul pavimento pulito, attraversare le increspature di quel vaso di cristallo e rifrangersi di nuovo sulle persiane verdi acquerello, appena lì, oltre i tulipani.
Quasi guidata dal gioco di luce, con l'indice e il medio scosta due listelli, all'altezza di quegli occhi nocciola che nel mondo, e al mondo, vorrebbero dare di più.
Senza più pensieri, senza più inutili screzi, senza più folli delusioni.
E poi guarda giù, e vede un ragazzo evidentemente assonnato.
Lo vede stropicciarsi gli occhi, fumare gli ultimi due tiri di quella prima sigaretta mattutina, allacciarsi il casco e partire, turbando, seppur di poco, il silenzio irreale di quella domenica quasi innevata.
6:30.
No.
Non possono essere già le sei e mezza.
Apro gli occhi.
Sono le sei e mezza.
Sarò a letto da mezz'ora, forse qualcosina in più.
L'avevo detto con gli altri che stasera non volevo tardare.
"Solo dieci minuti, dai!" mi dicevano a mezzanotte.
Dieci minuti, certo.
Sono pazzi i miei amici. Gli voglio bene per questo.
E ora via via, che arrivo tardi al lavoro.
Veloce, mi sciacquo il viso, gli occhi.
Forse meglio una doccia.
Sù la moka. Sù il rubinetto. Sù le persiane.
Ehi, guarda che belli quei fiori.
Sembrano garofani, forse primule.
No, no, aspetta.
La Bianca, la fioraia del quartiere giù al molo, una volta me li ha fatti vedere dei fiori così.
Mi aveva anche detto il nome.
Ricordarselo, però, il nome.
Una doccia al volo, un caffè al volo, un cornetto al volo.
E poi scendo veloce, perchè, come sempre, sono in ritardo.
Mi accendo una sigaretta.
Fa freddo, è vero, ma guarda che bel sole.
Non ti scalda davvero, sono soltanto le sette, d'altronde.
Però pensare ad un pomeriggio con questo sole, con questa luce, con questi suoni, ti scalda.
Ti scalda dentro.
Butto la sigaretta, ispirando gli ultimi due tiri.
Poi un riflesso colpisce lo specchietto del mio scooter, e d'istinto alzo gli occhi verso i tulipani.
Una persiana si richiude, senza fretta, senza costanza.
Abbozzo un sorriso, e parto.
19:00.
Laura si sveglia, ancora assonnata, ancora stanca, ancora alle sette.
Ancora avvolta nella sua giacca panna e marron, quella col cappuccio che adora, si avvia con ai piedi soltanto i calzini verso il soggiorno.
Trova un biglietto, della madre, che non tornerà per cena.
Così si gira, nella solitudine della sua casa, rimanendo ancora una volta incantata, come quasi fossero passati pochi secondi, da quei tulipani arancio tramonto illuminati dal sole che dolce si avvia verso un meritato riposo.
Quasi ammaliata si avvicina, sollevando quel tanto che basta quei piccoli piedi ancora un pò assonnati, alla finestra che dà proprio di fronte a quel palazzo blu, il suo colore preferito.
Una piccola brezza le accarezza il volto, facendo scivolare quelle ciocche davanti agli occhi, davanti ai tulipani.
Una piccola carezza si appoggia sui fiori. Un petalo, uno soltanto, forse inebriato dal profumo della mano di lei, si lascia cadere, facendosi trasportare da quel vento di Ponente che soffia veloce verso il Blu.
Fluttuando veloce tra quei vicoli un pò più giù.
18:58.
E anche oggi è andata.
Bellini gli sposi di oggi.
Un pò meno la vecchietta che mi ha lasciato la dentiera sul vassoio delle tartine.
A essere sinceri non l'aveva proprio lasciata, la dentiera, diciamo piuttosto che in una piccola defayancè la dentiera si era fatta una passeggiata.
Però anche oggi è andata.
Corro veloce verso casa, verso una doccia, verso un'altra, solita, domenica sera a casa di Brù.
A pochi metri dal portone del garage qualcosa si infila nel casco, e quasi perdendo il controllo afferro al volo ciò che mi ha tagliato la strada.
Stringo forte, quasi a volermi vendicare.
Poi però, tra le dita, sento la delicatezza della pelle di un bambino.
Sento il profumo dei campi in fiore.
Sento le labbra della donna che amo.
Mi fermo, ancora tremante per la sbandata, e apro appena la mano.
Un arancio mediterraneo, appena accennato.
Un odore già visto, un colore già ascoltato.
Alzo gli occhi, perchè so dove guardare.
E vedo Lei.
"Merda, stava per cadere.." pensa Laura tra sè e sè.
Poi lo vede guardare sù, verso di sè.
E alza una mano, come per chiedere scusa.
Mi sta salutando? Io quasi mi ammazzo e questa qui mi saluta?
Ora gliene dico quattro, così invece di star in giro a lanciare i fiori magari stà un pò più attenta.
Laura scende veloce le scale, per scusarsi di persona, per scusarsi davvero.
Vede correre il ragazzo verso il portone di ferro battuto, lo sente attaccarsi al campanello.
Lo sente sbraitare qualcosa al citofono, lo sente dire "Scendi!!" senza accorgersi che al di là della cornetta, Laura non c'era.
E poi la vidi.
Aveva il pigiama, un pò di occhiaie e i capelli raccolti in una buffa molletta.
La vidi così, e mi sembrò una dea.
Avrebbe potuto presentarsi forse anche in tenuta da camionista, muratore o quant'altro.
Sarebbe stata comunque bellissima.
"Questo! Questo è..." feci per dire.
"Sì, sì, scusa, hai ragione, ma non ho fatto apposta... Cavoli, scu..."
"No, volevo soltanto dirti che questo... Bè... E' tuo..."
"...Oh... Scusa davvero..."
"Non ti scusare... Tieni."
Laura allungò la mano, la allungò verso la mia, e non distinsi più la delicatezza del fiore da quella della sua pelle.
E capii, soltanto lì, che Lei era quella giusta per Lui.
P.s.: dedicato a tutti quelli che mi ripetono in continuazione di quanto sia capace soltanto di scrivere cose tristi. Con affetto, e con un sorriso.




Ehm...mi sento,anke se solo un pochetto,tirata in causa! :D Lo ammetto!..Qst post per me nn era triste,e se invece lo era,era di quella romantica tristezza che non fa altro ke aprirti il cuore e farti sognare (e sperare) di poter esser tu,un giorno,quella Laura!
Adesso sai cosa faccio?Lo metto ankio un vaso di tulipani sulla finestra!Non si sa mai..come si dice:tentar non nuoce! Hihihi
elena