12.4.08
Quanti anni hai
Mi chiamavano soltanto Adri, questo bastava a farmi girare.
Ricordo il primo giorno in cui misi piede lì dentro.
L'odore di candeggina sarebbe bastato a pulire un appartamento intero, forse addirittura una sala riunioni intera.
Ricordo che Vincenzo mi chiese due, tre cose al massimo.
Chi sei, cosa fai, perchè vuoi lavorare qui.
Ricordo che risposi appena, non tanto per timidezza, piuttosto perchè quel lavoro non era stato nemmeno considerato.
Ricordo che lesse di sfuggita un foglio pieno di scritte, pieno di nomi, pieno di orari.
Mi guardò in faccia, e non capii perchè.
Poi lo appallottolò, lo lanciò dietro di sè e non fece centro nel grande bidone sotto la vetrata che dava su Via Stalingrado.
Lo ricordo nitidamente, perchè seguii la traiettoria della pallina di carta con gli occhi scendere a palombella, toccare il vetro un pò sporco del locale per poi finire a terra, dopo un paio di rimbalzi, niente di più.
Pensai che forse il basket non era il suo sport preferito, e lui sembrò leggermi nella mente, perchè senza girarsi verso il bidone mi chiese:"Non è entrato, vero? Ci credo, è la prima volta che straccio un foglio di colloqui così, non puoi pretendere in un canestro al primo colpo. Ci vediamo la settimana prossima, procurati un ospite."

-"Saperlo, cos'era, l'ospite.
Chiamarlo asciugamano no, eh?"-

Il mio primo turno fu serale, con la mia madrina, Lena.
Mi spiegò cosa fare, cosa non fare, cosa non assolutamente fare, cosa fare senza farsi beccare.
Poi continuai con la conoscenza di un pò tutti, ascoltando tutti i nomi, ricordandomene soltanto uno, il tuo.

Come mi hai colpito?
Ho cambiato modo di essere, sai. Ti ho anche detto qualche bugia, per incuriosirti, tu, che tra le tutte sembri la più lontana, tu, che a volte mi sei così vicina che mi sembra quasi mi manchino le gambe.
Entro nello spogliatoio, e non ho bisogno di leggere gli orari per sapere se ci sei.
Mi basta chiudere gli occhi, restare in silenzio e respirare.
Se ci sei, il tuo profumo è lì, in mezzo a mille altri, ma è così buono, così dolce che non ha bisogno di lottare per farsi sentire.
C'è, e per gli altri non ce n'è più.
Poi ti vedo.
Lo vedo come ti muovi.
Sei un pò stronza, questo lo sai.
Lo vedo quando guardi negli occhi quelli che sai di potere avere quando vuoi.
Ti vedo sorridere loro, usare un pò di malizia e quei grandi occhi blu.
Mi salta in mente qualcun'altro, mi sembra di rivedere occhi già visti.
Poi ti vedo sussurrare qualcosa, guardare dietro di te e ridere, ridere di gusto.
Delle volte ti guardo, e sei bellissima.
Altre volte ti guardo, e sei affascinante.
Il più delle volte ti guardo, e sei soltanto tu.

Non credo muoverò un passo verso di te.
Non so se mi va, se ne vale la pena davvero, se sei davvero come dimostri di essere.
Ti ho parlato di Parigi, sei rimasta a bocca aperta.

E allora mi va soltanto di dedicarti una canzone.
Perchè, per davvero, non so quanti anni hai.

 
posted by F. Parisi at 17:49 | Permalink |


1 Comments:


  • At 30 aprile 2008 14.51.00 CEST, Anonymous Anonimo

    se l'Italia ti sta stretta, un mondo terraqueo ti aspetta.
    Briatore non ha mai letto un libro e cmq oggi non ha bisogno di chiedere niente a nessuno.E' il padrone del mondo, e nonostante che non vive in Italia ,è patriota molto di più di un vero italiano.