Da piccolo ero proprio come adesso, identico.
Mia nonna mi chiamava sempre, mi diceva "Franceschino... Dammi un bacio!", ed io rispondevo sempre "No! Lo do poi alla mamma!".
Sempre.
Scorbutico, introverso ed estroverso insieme, voglia di fare mille, curioso e sì, già da piccolo, un pò stronzo.
E' difficile convivere con i propri pensieri giorno per giorno, quando ti senti soltanto l'ultimo condannato di questo mondo quando non va, e quando ti senti l'uomo che spaccherebbe il mondo quando invece vedi che tutto ingrana.
La Bilancia è un segno che si piange molto addosso, dicono.
Anche un pò bugiardo, non con cattiveria, però.
Non so come siano gli altri segni zodiacali, e sinceramente non mi interessa nemmeno troppo.
So che però arrivi ad un punto in cui ti senti sporco, sporco dentro.
E vorresti gridarlo al mondo, ma sai che nessuno proverebbe a perdonarti.
Allora ti costruisci un bel muretto intorno, in modo da avvicinare tutti e nessuno, in modo da farti conoscere, sì, ma soltanto a metà.
Perchè ti piacerebbe confessare quei segreti che nessuno sa, quelle piccole manie fatte di nuvole e speranza, quelle tue brutte cose che tieni dentro fino a quando non esplodi, e finisci per trattare male tutti.
E' veramente difficile convivere, sul serio.
Non riesco ancora a capire fino a che punto spingermi, fino a che punto fermarmi.
E allora ti trovi a pensare da solo, quando ti chiudi davanti a un pc in una camera non ancora abbastanza accogliente, anche se forse è un pò tardi per pensarci.
Poi lasci passare le canzoni che hai sul hard disk, riproduzione casuale, s'intende.
Perchè in realtà tu un pò ci credi al destino, e un pò anche a Dio.
Un pò, soltanto un pò.
Ma nemmeno tu sai dove fermarti, a credere a cose così.
Sono giorni di alti, a volte altissimi, e poi di bassi, sopratutto bassissimi.
Quelle scelte che vorresti già fare, e che non puoi proprio fare.
Allora ti ricordi che forse no, la tua infanzia non è stata facile, ma nemmeno così difficile, in fondo.
Che poi tu sia quel che sei, ora, è anche colpa sua.
Però ti piaceva tanto quando sapevi che, la notte del 6 gennaio, la Befana ti avrebbe lasciato la calza piena di dolci ai piedi del letto.
Sapevi anche che era quell'angelo di tua madre a lasciartela, quella calza.
Ma già da piccolo capivi che la gioia negli occhi di mia madre nel vedermi felice per la calza non aveva prezzo, e chi se ne importava se era la Befana a portartela, era bello guardarla con gli occhi lucidi scartare avidamente le caramelle e sì, anche se un pò tardi, darne un pò anche a lei.
Me la ricordo, proprio come ora, bellissima.
I capelli erano lunghi, periodo in cui forse andavano anche, lunghi.
Sempre quel rosso, quel castano mogano antico, quel colore che non sai definire, ma che sarà per sempre il colore di tua madre.
Sempre.
E allora è per questo che adori fermarti a giocare con i bambini, che tu sia al ristorante che lavori, che tu stia mangiando un panino al McDonald, che tu semplicemente stia guidando assorto completamente nei tuoi pensieri, con un muso fino al cofano, mentre un bimbo della macchina di fianco ti guarda, e tu di colpo sorridi e gli fai la linguaccia, mentre lui risponde alla tua linguaccia con quegli occhietti divertiti mentre la macchina va, e tu rimani fermo a fargli le boccacce.
Sono in quei momenti che sono felice di essere al mondo, quelli in cui il tuo cuore potrebbe esplodere per la gioia che contiene gli occhi di un bambino.
Sono quegli stessi momenti in cui quel bimbo riparte, dietro a un vetro di una macchina un pò sporca, e tu ritorni nel tuo mondo, con chi hai a fianco, con chi non nota minimamente quello spettacolo che hai appena vissuto, mentre continua a parlare dei suoi stupidissimi problemi e tu lo guardi, un pò rattristato, ma felice, perchè quel piccolo momento lo puoi conservare, e tirare fuori quando sei un pò giù, proprio come ora.
Credo anche che mia madre abbia sbagliato, è vero, ma che lo abbia fatto pensando a quanto bene poteva darmi, e a quanto molto di più sia riuscita a regalarmi.
Per questo vorrò essere, un giorno, un papà.
So che sbaglierò, ma sono certo che ricorderò di quello che ho vissuto, e di quello che non avrei voluto vivere.
E correrò sotto la pioggia, con la mia valigietta sulla testa per non inzupparmi tutto prima del lavoro, mentre accompagno quel piccolo batuffolino incappottato di tutto punto mentre corre con me ed il suo ombrellino verso il primo giorno di materne.
E spero che gli occhi mi faranno vivere la stessa gioia che vedo ora, complice di un bambino di quattro anni, che avrebbe tantissimo da insegnarmi.
Un giorno forse riuscirò a svuotarmi di tutto, con tutti.
Anche se probabilmente no, non andrà così.
E soltanto allora tornerò completamente ad essere un bambino, piccolo e inerme contro il mondo, ma pieno di voglia per ributtarcisi dentro.
E allora saprò perchè è bello, bello davvero, essere bimbi.


Si, è davvero bello far ridere un bambino perchè ognuno di noi, almeno una volta, è stato quel bimbo che sorride alla linguaccia di uno sconosciuto da dietro il vetro della macchina.. ognuno di noi è stato un bambino coi propri sogni, speranze e progetti per il futuro, coi propri affetti e con quelle giornate speciali, quasi magiche e attese sempre con trepidazione come il 6 gennaio o il Natale o il giorno del nostro compleanno, giornate degne di essere ricordate per sempre..
Il bimbo che era in te non l’hai perduto, è sempre lì, solo un po’ cresciuto e con tante esperienze in più... ma ciò che conta è che ora, tutti quei sogni li può realizzare davvero...
Un gran bacio Fra.. al prossimo gelato e ai prossimi fiori.. ti voglio bene