24.7.08
Autunno
Yoga, Fiori di Bach, alcool e affini, psicologi, risate, uscite perse, uscite non volute, contatti sperati e contatti mancati, tante bacchettate sulle dita volute, un peso nello stomaco, quell'uomo a metà tra la merda e il signore.
Poi daccapo messaggi persi, rapporti bruciati e delusioni conosciute, vecchie conoscenze rilanciate e vecchi amici spariti.
E poi ancora, e ancora, e ancora.
L'adeguarsi costante alle persone alle quali non vai giù, e delle quali tu non puoi sopportare nemmeno più l'accento. Sapere che con loro hai condiviso tanto, e sapere che di loro ti puoi fidare sempre meno.
Credere di riuscire, credere che le cose sono cambiate, cambiano e cambieranno.
Ricercare quello che ti serve, egoisticamente.
Rassegnarsi a sentire sempre le solite cose, che fai la vittima, è vero, che sei pesante, è vero, che pensi troppo, è vero.
Arrivi a un punto che non hai nemmeno più i sentimenti, a spingerti. Senza obiettivi, alla giornata, inerme e per inerzia.
Allora lavori, e non ascolti quelli che forse ti stanno antipatici, ma che quell'antipatia è tutt'altro che tale.
E pensi che il modo giusto sia quello degli altri, quando invece sarebbe così bello costruirsi un angolino dove leggere, navigare nei pensieri più belli, dormire in un guanciale di piume.
Poi ti ostini, a sbattere la testa, sempre più forte, perchè ti piace far vedere che sei cosa? Un cretino, già.
E sei sempre su quella sottile linea, a metà tra l'uomo che si comporta come uno stronzo, come una merda, e quello che per certe cose è un signore, ed essendo un signore non c'è nemmeno bisogno di spiegare cosa fa, il signore.
E mi fa ridere chi mi dice che non scrivo più niente qua sopra, e poi appena ci scrivo mi dice che rompo, che non faccio altro che lamentarmi.
A me va bene così.

Poi vedo il solito viale alberato.
Quello pieno, fino in fondo.
L'ho sempre visto frondoso, sicuro e verde, verde come la primavera che rinasce.
Ogni tanto cadeva qualche foglia, sì, ma lasciava libero il passaggio, permetteva di inoltrarsi fino in fondo, per arrivare all'estate, quella calda, in una valle dove si può correre, ridere e sognare.
Ora invece no.
Prematuramente, è arrivato l'autunno.
Forse troppo.
 
posted by F. Parisi at 12:50 | Permalink |


1 Comments:


  • At 24 luglio 2008 15.02.00 CEST, Anonymous Anonimo

    Sono contenta che tu mi abbia ricordata così... così come solo io ho potuto capire... Te l'ho detto troppe volte,e te lo ripeto, continua a cercare di portare il sole nel tuo autunno...

    Martina