22.2.08
Stupide parole
Appoggi la biro, ti passi una mano tra i capelli, ti senti stanco.
Ci vuole calma, razionalità, serenità.
Serenità, come un grande Papavero Rosa.

In quanti possono permettersi di dire che agiscono, fanno e dicono nella stessa maniera in cui pensano?
Pochi, forse nessuno.
Siamo abituati a convenzioni sociali che ci costringono a sorridere quando non ne saremmo in grado, ad annuire quando vorremmo gridare no, ad accettare quello che forse, in cuor nostro, non prenderemmo mai in considerazione.
Ed è per questo che apprezzo, nonostante tutto, sempre più persone come l'Irene e la Chiarina, che sì, forse non useranno i toni migliori per relazionarsi in ogni occasione, che sì, forse la diplomazia non è il loro forte, ma che davvero pensano una cosa, dicono quella cosa e dietro quella cosa non c'è null'altro.
Niente sotterfugi, niente doppi sensi, niente sottintesi.
Forse perchè anche io mi sento così.
Bisogna distinguere anche, ovviamente, la maturità che ognuno di noi ha.
L'Italia non gira, il mondo non gira, la nostra vita non gira.
Ma non esiste correre da un professore per leccargli il culo perchè lui ha il coltello dalla parte del manico.
Non esiste.
Tu sbagli, io te lo dico, ne parliamo, ne ragioniamo.
Mi presenterò cento volte al tuo esame, mi boccerai mille.
Ma così capisci che di fronte non hai degli inetti, non abbiamo bisogno di avere paura di te.
Invece no.
In un mondo egoistico come questo ognuno pensa al proprio esame, alla propria laurea, al risultato da portare a casa, a rendere contenta mammina.
Poi però ci lamentiamo, perchè l'università fa schifo, perchè la politica fa schifo, perchè la giustizia fa schifo.
E dopo esserci lamentati, via tutti a bere.
Ah bè.
Intelligente.
Faccio un invito, che anche se rimarrà in tutti i casi inascoltato, sento di fare.
Voi, che avete la capacità di accendere un computer, la capacità di leggere quello che state leggendo, la possibilità di essere il futuro, non state fermi lì.
Cercate di non pesare sui vostri genitori, cercate di coltivare i vostri interessi, cercate di sorridere la mattina.
Fateci caso.
Se tenete aperta una porta a una vecchina un pò barcollante, il vostro cuore si rilassa, i muscoli si contraggono, vi sentite più leggeri.
Se parlate con sincerità ad una persona alla quale tenete, anche dicendo cose brutte, vi sentirete più sereni, in pace con voi.
Dalla notte dei tempi esistono regole orali che troppo spesso dimentichiamo.
Il rispetto verso gli anziani, la manifestazione di affetto e sincerità, l'uso della nostra facoltà di parola.
Non abbiate timore di dire quello che pensate, quello che vi passa per la testa.
Non abbiate timore di sentirvi soli.
Ho fatto molte scelte nella mia vita, scelte che a volte mi hanno portato in abissi bui, malinconici e soli.
Oggi, col senno di poi, mi sento maturo abbastanza da poter giudicare autonomamente le mie scelte.
Forse non sono il più figo di tutti, forse non mi vesto alla moda e forse non ho bisogno di sentirmi accettato da tutti.
Forse se sono triste si vede, se scherzo si vede, se voglio coinvolgere si vede.
Penso che la cosa più importante sia sentirsi a posto con sè stessi.
Parlate, salutate in treno, sorridete a lezione.
Se non ci proviamo a cambiare 'sto mondo, come ci permettiamo di lamentarci?
 
posted by F. Parisi at 15:32 | Permalink | 4 comments
20.2.08
La notte dei fiori
Se potessi, mi piacerebbe regalare un fiore ad ogni persona che conosco.
Nel bene, e nel male.
Come a Sanremo, dove la notte del 26 gennaio musica e aromi accompagnano lieti gli ospiti.
E allora, se potessi, regalerei un Agrimony a mia mamma, un Mayflower a Elena, come piacevole benvenuto, del Basilico a mio padre, dell'Edera ai Massimi e all'Ire, un Epatica alla Lisa, un Fiordaliso ad Alessandro .
Regalerei un Garofano Rosa alla Marcy, uno bianco alla Chiarina, un Gladiolo a Stine, un Loto alla mia Pìpi, una Margherita alla Silvietta M., della Salvia a Fra e Sasà.
Per comprarmi poi un Fiore di Melograno, e un domani Fiori d'Arancio.

P.s.: i significati sono segreti, ma poi nemmeno tanto...
 
posted by F. Parisi at 17:39 | Permalink | 3 comments
Pagina di diario
A volte penso di essere una brutta persona.
Non tanto per me, di me non ho mai avuto grande considerazione.
Sopratutto nel rapporto con gli altri.
Preso atto che i problemi nascono sempre e comunque quando sono io l'altro, forse non è soltanto il pensiero.
Probabilmente lo sei davvero una brutta persona.
 
posted by F. Parisi at 01:38 | Permalink | 2 comments
18.2.08
Oltre i tulipani


Esiste una finestra.
Esiste una finestra bianco pastello.
Esiste una finestra bianco pastello oltre la quale i sogni diventano realtà.



Laura sedeva sul suo piccolo pouff lillà, in quella stanza coi muri un pò così, pieni sì, ma spesso troppo vuoti.
A Laura piace Vasco, o forse il Liga, chissà.
Laura ha vent'anni, ne farà ventuno fra non molto, questione di mesi.
E' bella, una di quelle bellezze che le senti dentro, che non si ferma a una scollatura da occhi lunghi.
Lei è così, prendere o lasciare.



7:03.
E' domenica mattina, presto, prestissimo.
In città è silenzio, in campagna è silenzio, il mondo intero è in silenzio.
Laura è appena tornata a casa, dopo un lungo sabato, dopo una colazione fatta di risate, cornetti e mezze gasate.
Potrebbe sentirsi stanca, potrebbe affondare nel suo cuscino e dormire fino a quando lo stesso sole che ora le da il buongiorno tramonta verso orizzonti più caldi.
Eppure, rientrando, nota quei piccoli raggi di sole filtrare caldi tra le persiane semichiuse di quella finestra bianco pastello.
Li vede riflettere sul pavimento pulito, attraversare le increspature di quel vaso di cristallo e rifrangersi di nuovo sulle persiane verdi acquerello, appena lì, oltre i tulipani.
Quasi guidata dal gioco di luce, con l'indice e il medio scosta due listelli, all'altezza di quegli occhi nocciola che nel mondo, e al mondo, vorrebbero dare di più.
Senza più pensieri, senza più inutili screzi, senza più folli delusioni.
E poi guarda giù, e vede un ragazzo evidentemente assonnato.
Lo vede stropicciarsi gli occhi, fumare gli ultimi due tiri di quella prima sigaretta mattutina, allacciarsi il casco e partire, turbando, seppur di poco, il silenzio irreale di quella domenica quasi innevata.



6:30.
No.
Non possono essere già le sei e mezza.
Apro gli occhi.
Sono le sei e mezza.
Sarò a letto da mezz'ora, forse qualcosina in più.
L'avevo detto con gli altri che stasera non volevo tardare.
"Solo dieci minuti, dai!" mi dicevano a mezzanotte.
Dieci minuti, certo.
Sono pazzi i miei amici. Gli voglio bene per questo.
E ora via via, che arrivo tardi al lavoro.
Veloce, mi sciacquo il viso, gli occhi.
Forse meglio una doccia.
Sù la moka. Sù il rubinetto. Sù le persiane.
Ehi, guarda che belli quei fiori.
Sembrano garofani, forse primule.
No, no, aspetta.
La Bianca, la fioraia del quartiere giù al molo, una volta me li ha fatti vedere dei fiori così.
Mi aveva anche detto il nome.
Ricordarselo, però, il nome.
Una doccia al volo, un caffè al volo, un cornetto al volo.
E poi scendo veloce, perchè, come sempre, sono in ritardo.
Mi accendo una sigaretta.
Fa freddo, è vero, ma guarda che bel sole.
Non ti scalda davvero, sono soltanto le sette, d'altronde.
Però pensare ad un pomeriggio con questo sole, con questa luce, con questi suoni, ti scalda.
Ti scalda dentro.
Butto la sigaretta, ispirando gli ultimi due tiri.
Poi un riflesso colpisce lo specchietto del mio scooter, e d'istinto alzo gli occhi verso i tulipani.
Una persiana si richiude, senza fretta, senza costanza.
Abbozzo un sorriso, e parto.


19:00.
Laura si sveglia, ancora assonnata, ancora stanca, ancora alle sette.
Ancora avvolta nella sua giacca panna e marron, quella col cappuccio che adora, si avvia con ai piedi soltanto i calzini verso il soggiorno.
Trova un biglietto, della madre, che non tornerà per cena.
Così si gira, nella solitudine della sua casa, rimanendo ancora una volta incantata, come quasi fossero passati pochi secondi, da quei tulipani arancio tramonto illuminati dal sole che dolce si avvia verso un meritato riposo.
Quasi ammaliata si avvicina, sollevando quel tanto che basta quei piccoli piedi ancora un pò assonnati, alla finestra che dà proprio di fronte a quel palazzo blu, il suo colore preferito.
Una piccola brezza le accarezza il volto, facendo scivolare quelle ciocche davanti agli occhi, davanti ai tulipani.
Una piccola carezza si appoggia sui fiori. Un petalo, uno soltanto, forse inebriato dal profumo della mano di lei, si lascia cadere, facendosi trasportare da quel vento di Ponente che soffia veloce verso il Blu.
Fluttuando veloce tra quei vicoli un pò più giù.


18:58.
E anche oggi è andata.
Bellini gli sposi di oggi.
Un pò meno la vecchietta che mi ha lasciato la dentiera sul vassoio delle tartine.
A essere sinceri non l'aveva proprio lasciata, la dentiera, diciamo piuttosto che in una piccola defayancè la dentiera si era fatta una passeggiata.
Però anche oggi è andata.
Corro veloce verso casa, verso una doccia, verso un'altra, solita, domenica sera a casa di Brù.
A pochi metri dal portone del garage qualcosa si infila nel casco, e quasi perdendo il controllo afferro al volo ciò che mi ha tagliato la strada.
Stringo forte, quasi a volermi vendicare.
Poi però, tra le dita, sento la delicatezza della pelle di un bambino.
Sento il profumo dei campi in fiore.
Sento le labbra della donna che amo.
Mi fermo, ancora tremante per la sbandata, e apro appena la mano.
Un arancio mediterraneo, appena accennato.
Un odore già visto, un colore già ascoltato.
Alzo gli occhi, perchè so dove guardare.
E vedo Lei.



"Merda, stava per cadere.." pensa Laura tra sè e sè.
Poi lo vede guardare sù, verso di sè.
E alza una mano, come per chiedere scusa.


Mi sta salutando? Io quasi mi ammazzo e questa qui mi saluta?
Ora gliene dico quattro, così invece di star in giro a lanciare i fiori magari stà un pò più attenta.



Laura scende veloce le scale, per scusarsi di persona, per scusarsi davvero.
Vede correre il ragazzo verso il portone di ferro battuto, lo sente attaccarsi al campanello.
Lo sente sbraitare qualcosa al citofono, lo sente dire "Scendi!!" senza accorgersi che al di là della cornetta, Laura non c'era.


E poi la vidi.
Aveva il pigiama, un pò di occhiaie e i capelli raccolti in una buffa molletta.
La vidi così, e mi sembrò una dea.
Avrebbe potuto presentarsi forse anche in tenuta da camionista, muratore o quant'altro.
Sarebbe stata comunque bellissima.



"Questo! Questo è..." feci per dire.
"Sì, sì, scusa, hai ragione, ma non ho fatto apposta... Cavoli, scu..."
"No, volevo soltanto dirti che questo... Bè... E' tuo..."
"...Oh... Scusa davvero..."
"Non ti scusare... Tieni."
Laura allungò la mano, la allungò verso la mia, e non distinsi più la delicatezza del fiore da quella della sua pelle.
E capii, soltanto lì, che Lei era quella giusta per Lui.




P.s.: dedicato a tutti quelli che mi ripetono in continuazione di quanto sia capace soltanto di scrivere cose tristi. Con affetto, e con un sorriso.

 
posted by F. Parisi at 21:48 | Permalink | 4 comments
17.2.08
Aria

"...vento negli occhi, nella pelle che ti scompiglia i capelli.
Un Sole alto. Immersi in azzurro passano, perdono, contorni, paesi, città.
Blù scuro ad onde e sopra crinali di montagne celeste, chiaro di cielo.
Vento negli occhi, sulla pelle che ti scompiglia i capelli.
Inquadrature di mare, luminosità di acque, bambagia di nuvole blù.
Profumo di aria sulla pelle..."

 
posted by F. Parisi at 20:00 | Permalink | 0 comments