Sarò sincero, questo post non sapevo davvero come iniziarlo.
Poi ho pensato a un pò di cose, un pò strane e un pò buffe, e allora mi son detto: "Scrivi, verrà come verrà".
Allora ho deciso di scrivere così.
Qual'è il posto in cui vi sentite davvero intimi?
Quello in cui vi richiudete per stare con voi stessi, a pensare di voi, di quello che c'è attorno a voi, ma sopratutto di quello che non c'è intorno a voi?
Io ci ho pensato un pò, poi non ho avuto dubbi.
Mi metto a nudo, letteralmente, solo e soltanto quando entro in doccia.
Quando ti guardi allo specchio, quando allo specchio controlli il tuo viso, quando allo specchio proprio non ti ci vuoi guardare.
Ti trovi solo con te stesso, e cominci prima col guardarti, interamente, snocciolando una serie infinita di difetti che forse neanche hai, ma che davanti allo specchio vedi eccome, sempre ingigantiti a dismisura.
Io, per esempio, guardo spesso la mia pancia.
E' sempre stato il mio più grande cruccio.
La vedo sempre enorme, sempre più grande, quasi come se crescesse soltanto lei, e fosse sempre più evidente.
Poi, mentre giudico aspramente la mia pancia, mi guardo in faccia, mi metto a ridere perchè sono uno scemo con mille paranoie, apro l'acqua calda e mi infilo in doccia.
E il vero cambiamento è soltanto lì.
Quando hai l'acqua bollente batterti forte sulla testa, per scendere veloce sulle spalle, lasciarti brividi di calura e finire lì, in fondo allo scarico della doccia.
Se dovessimo conteggiare i pensieri che si accavallano l'uno sull'altro quando sono in doccia, penso romperemmo un bel pò di calcolatrici.
Mi piace pensare che la doccia ti lavi di tutto, che ti permetta di uscire fuori, infilarti in un accappatoio caldo e ti possa far abbracciare con un sorriso enorme ogni persona del mondo.
Ho pensato a lungo.
Poi ho provato, come sempre, a mettere la mia vita su di una bilancia, a guardare quello che c'è di buono e quello che c'è di cattivo.
Sento il calore di mia mamma e di mia nonna, sento l'amore che ho dato al calcio, sento quel che il calcio ha dato a me.
Poi ripenso a mio padre, il mio più grande sbaglio della vita.
E poi ci aggiungo i miei problemi fisici, quelli che mi hanno fatto smettere di giocare a calcio.
Penso alla mia ex, ai momenti fantastici, a quelli che non auguro a nessuno di vivere.
Sento l'amicizia, quella vera, scorrere forte sulle mie spalle.
Sento l'ipocrisia, la falsità, tagliarmi dentro, squarciare nettamente il mio cuore, lasciarlo per terra, in mille pezzi, lo sento intorno, come quelle gocce che mi rimbalzano sul naso.
A volte sento il mondo intero in guerra con me, un coltello alla gola appoggiarsi vicino con la sua lama tagliente, farti sentire il freddo del suo metallo, un freddo di pietra, un freddo senza cuore.
A volte vorrei soltanto che quella doccia durasse per sempre, che l'acqua calda fermasse tutto, facendo girare tutto il mondo intorno a me, tranne che me.
Arrivo a pensieri fin troppo brutti, poi mi impegno a cambiarli, questi pensieri.
Ed ogni volta arrivo fin quì.
Quando sento che qualcosa non va, quando sai che al di fuori di quel box di vetro sei soltanto in pausa, che appena riapri le porte riparte la guerra, arrivo ad immaginare che poi ci sei Tu.
Chi sei? Non lo so.
Non ti conosco.
Ma mi piace immaginare che mi potresti far impazzire soltanto sorridendo appena, alzando appena gli occhi mentre scosti il ciuffio lungo di quei tuoi bellissimi capelli nocciola.
Mi piace immaginare che no, non è vero che le famiglie si uccidono da sole, che non è vero che dove viviamo tutti quanti rubano, cavandosela con un "E chi non l'ha mai fatto?".
Mi piace immaginare che tu sia la ripresa di quel film tanto atteso, della scena finale piena di pathos dopo l'ennesima ed infinita pausa pubblicitaria.
Mi piace immaginare che tu sia il sole la mattina e la luna la notte, perchè voglio che sia tu a prendermi per mano quando piango da solo di fronte alla foto di mia madre.
Mi piace immaginare Te, all'uscita da scuola, quando prendi Lei, nostra figlia.
Mi piace immaginare il tuo vestito, quel tailleur grigio segretaria.
Mi piace immaginare il tuo lavoro, le tue ansie, i tuoi problemi e le tue fossette piene d'amore.
Mi piace immaginare che, svegliandomi, tu sia lì di fianco, assonnata perchè non hai voglia di alzarti, non hai voglia di lasciare quel tepore che sì, è vero, assomiglia ad una doccia prima di addormentarsi.
Mi piace immaginare di prepararti la colazione, non sempre, ogni tanto, per farti capire che sì, Ti Amo, ma che quando ti preparo la colazione voglio sentirmi di farlo, non voglio che tu la prenda soltanto per un'abitudine.
Mi piace immaginare l'ultimo bacio prima del lavoro, quello sempre di fretta, con un mezzo biscotto in mano e quel tuo cappellino che no, in testa proprio non ci vuole stare.
Mi piace immaginare vederti correre giù dalle scale, perchè come sempre sei in ritardo, come sempre dovrai inventarti una scusa enorme col tuo capo, perchè no, non gli puoi dire che sei in ritardo perchè stavi facendo l'amore con me.
Mi piace immaginare che sì, dopo tutto lo schifo che c'è intorno, dopo tutto lo sporco che salta fuori sotto la doccia, bè, ci sei tu.
E poi ci sei tu.
Te lo richiedo.
Dove sei?
Ho pensato anche al fatto che tu non esistessi, o che per lo meno, per ora, avessi di meglio da fare.
Sappi che in ogni caso, a me fa piacere aspettarti.
Non ti ho idealizzata, questo no.
Voglio soltanto averti in testa, ricordandomi che tu, quando ci sei, mi fai sentire vivo, e mi ricordi che fuori, dopo quelle porte soffiate in vetro, bè, c'è un intero mondo dove cercarti.
E allora, a volte a fatica, prendo coraggio, chiudo l'acqua calda, e il mondo si ferma.
Sento il mio respiro, l'acqua scivolare via, attratta a terra.
Mi sento completamente vuoto, riapro gli occhi, vedo le punte dei piedi.
Poi alzo gli occhi, prendo coraggio, e apro quel maledetto box.
Ehi, ricordatelo: lo faccio soltanto per una ragione.
Perchè so che, prima o poi, bè, ci sei Tu.
