23.4.08
Deluso
Deluso e indispettito.
Perche quando credi di conoscere qualcuno, quel qualcuno ti incula.
Sempre.
Poi ovviamente il discorso cade sulla banalità, sui punti di vista diversi.
Il succo è sempre lo stesso, la verità è che è tutto un trucco per sviare il punto focale: non è quello che diceva di essere.
E allora ti ritrovi ad aver raccontato tanto, forse troppo a qualcuno.
Ti ritrovi ad esserti sentito dire che, se abbandonato, proprio come un fiore sarebbe appassito.
Tutte cazzate.
Il presentimento ce l'avevo.
E quando io ho un presentimento, purtroppo, non sbaglio mai.
Sì, purtroppo, perchè i miei presentimenti non sono mai positivi.
L'ho vissuta già troppe volte, questa scena.
Gente diversa, luoghi diversi, discorsi diversi.
L'errore?
Sempre uguale, sempre lo stesso.
La cosa che mi dispiace di più?
Che ci avevo scommesso.
Ed ero stato chiaro, me stesso come mai lo ero stato in vita mia.
Ti guardavo negli occhi, e tu vedevi davvero chi ero io.
Sei stata probabilmente l'unica, dall'inizio alla fine.
Io sono molto contento per te, le tue paranoie con Lui forse ora svaniranno.
Ma c'era modo e modo, e tu lo sapevi.
Tu, che per le cazzate mi hai sempre telefonato al volo.
Tu, che per ogni minima cosa non esitavi un attimo a rendermene partecipe.
Tu, che, sinceramente, un pò mi hai deluso.
E spero che tu abbia capito che poteva essere Lui come Lei come l'Altro.
Non conta il personaggio, non contano i protagonisti.
Contava qualcosa di terribilmente grosso, qualcosa che di così vero avevo diviso veramente con pochi: l'Amicizia, con la A maiuscola.
E invece ora di così vero sai che c'è?
La delusione.
Con la d minuscola.
Perchè non è così grande, ma è sentita, sentita più o meno quanto il bene che ti voglio.
E lascio quindi fare a te un paio di calcoli, che sì, non sei una ragioniera ma una liceale.
Ma forse almeno questi calcoli puoi farli senza di me.
E allora lascio perdere, per un pò, perchè sto meglio da solo quando sono incazzato.
E allora domani mi presenterò ad un esame senza darlo, soltanto per sentire un pò di domande, soltanto perchè sono un coglione e, sai com'è, mi sarebbe servita un pò di tranquillità.
Mi dispiace, il tuo albero dei desideri con me non ha funzionato.

E allora vorrei soltanto partire.
Per dove?
Non lo so.
Però partire, scrivere e partire.
Pensieri su un treno. Più precisamente, sul tuo moleskine.
"...Porta che si chiude. Silenzio. Irreale. Cigolio di freni, partenza, sorrisi alla stazione. Rumore di carta, carti di un panino. Rumore di libri, libri che si sfogliano. Luci alla stazione, come soltanto i raggi di sole. La voce dei ragazzi, felici e poi ammutoliti. Per il controllore. Che passa. E i volti si spengono, si impauriscono. Poi sospiri di sollievo. Un ragazzo di spalle in fondo si riveste, si stira, è stanco del viaggio. Tanti, troppi pensieri. Poi riguardo il ragazzo in fondo, che si è girato, e non è un ragazzo. Valigie pesanti, labbra socchiuse. Passa una ragazza. Che se la tira. Che novità. A fianco un'altra ragazza, con la gonna di raso rosa. Che tira fuori il moleskine. Come il mio. E ci scrive, come me. Poi i fabbricati a destra, l'odore di casa. Il corpo che traballa in balia del treno. Ancora stridii. Ancora freni. Poi scendo, ed ogni volta è come se fosse la prima. La prima volta che credo in te."

 
posted by F. Parisi at 01:11 | Permalink | 0 comments
21.4.08
Ecco perchè forse vale la pena vivere
Spesso e volentieri mi fermo a pensare a cosa non va della mia vita, e faccio sempre il solito interminabile elenco, fatto di cose uguali, fatto di cose stupide, fatto di cose puramente materiali.
Poi però mi basta qualcosa di assolutamente normale per farmi stare bene.
Purtroppo ultimamente non sto vivendo un gran periodo coi miei amici di sempre, esattamente il contrario accade invece con quelli che sto conoscendo ora a bologna, sempre più parte integrante della mia vita di ora.
Ma si sà, ogni cosa è puramente passeggera, ogni cosa è soltanto di transito.
Le cose cambiano, si ripropongono, ci portano davanti a delle scelte e dopo quelle scelte, bè, non è vero che è sempre troppo tardi per tornare indietro.

L'altro giorno una persona che non fa altro che lamentarsi di me mi ha mandato questa.



"Cos'è?" vi starete chiedendo.
Questa persona mi ha raccontato appena di due sue amiche.
Due persone, forse a me indifferenti per tutta la vita.
Queste due persone hanno avuto il coraggio di partire.
Partire, fare armi e bagagli, e andare davvero dove esistono bambini così.
Che sia l'Africa, l'India, il Bangladesh o la Cina.
Paesi dove la vera, indissolubile forza sta nelle persone che, ogni giorno, la vivono, questa realtà.
E allora mi sono sentito piccolo, piccolo davvero.
Perchè sì, non ho avuto una vita facile, fino ad ora.
Ma ho sempre mangiato, mi sono sempre vestito, non ho mai avuto malattie e ho avuto la possibilità di fare la cosa più importante del mondo: farmi una cultura.
Vedo storie deprimenti, ogni giorno, di una televisione che non sa far altro che far credere che la vera vita, la bella vita, sia quella che fa un tronista a Uomini e Donne, sia quella delle barche a Porto Cervo o delle feste a base di cocaina.
Ci fa credere che i nostri problemi siano quelli che loro vogliono farci credere.
Ci rende omogenei, l'uno all'altro, stilizzando quelli che, poveri loro, non hanno un minimo di autostima per capire che no, non è quella la vera vita.
E allora mi sono sentito piccolo, piccolo davvero.
E ho avuto una voglia irrefrenabile di partire anche io, per aiutare qualcuno che di bisogno necessitasse davvero.
Sarò sincero, non sono pronto.
Penso si debba avere una forza mentale davvero grande per aiutare gli altri, in tutto e per tutto.
Soprattutto, penso ci sia bisogno di essere molto umili per, quando dai aiuto, non pretendere nulla in cambio.
E sì, sono sincero, non penso di esserne in grado.
Rinnegare di essere figlio di questa società sarebbe ipocrita, come sarebbe ipocrita dire che se avessi dei soldi farei solo della beneficenza.
Se realmente fossi ricco starei dalla mattina alla sera a fare il figlio di papà, già lo so, crogiolandomi su come spendere la mia enorme paghetta giornaliera.
Questo sarebbe il mio massimo cruccio.
Grazie a Dio non sono così, ma so che non sono nemmeno come queste due ragazze, per le quali nutro il più profondo rispetto e la più profonda stima senza nemmeno saperne il nome.
E allora, sempre pensandoci sù, decido che no, non sono il miglior uomo sulla faccia della terra, ma non sono poi nemmeno il peggiore.
E allora scommetto con me stesso.
Migliorare, giorno dopo giorno, sè stessi per aiutare gli altri a fare altrettanto.
Nel novanta per cento dei casi non riuscirò a migliorare me stesso, nel novantanove non conterà nulla per gli altri.
Ma se non ci fosse almeno quel dieci per cento che mi da la forza di provarci, con che faccia guarderei la mia coscienza quegli ultimi istanti prima di morire?
Con quale maschera mi presenterei per non guardare dritto negli occhi l'uomo egoista che sono stato in vita?
E allora preferisco così.
Mi piacerebbe riuscirci, voglio almeno provarci.
Come?
Non lo so.
Un uomo di grande spirito mi disse che per le cose grandi c'è sempre tempo, e anche quando tutto finisce ciò che non è mai finito sei tu.
Le cose grandi partono da cose piccole.
Per esempio, quando corri perchè sei in ritardo e non lasci passare la vecchina sulle strisce pedonali.
E allora, magari, si potrebbe rallentare un pò, far passare la vecchina ricurva sul suo bastone, e forse lei ti sorriderebbe, perchè in mezzo a tanti stronzi ci sei tu che la lasci passare.
Provateci.
Io, quantomeno, mi sento meglio.
Poi è vero, non mento, lei passa ed io torno a correre.
Ma che ci vuoi fare, sono sempre figlio di questa società, dove il tempo è denaro e se perdi tempo non vali a niente.
Cazzate.
Vorrei perdere ore ed ore a parlare con tutte quelle persone che un giorno c'erano, e oggi non ci sono più.
Chiarire gli screzi, dir loro che, nonostante tutto, hanno un posto nel mio cuore.
Passare più tempo con mia madre, mia nonna.
Sorridere quando uno è incazzato, senza prenderlo per il culo, soltanto sorridergli perchè magari così sorride anche lui.
Quando avrò un pò più di palle mi metterò in Piazza Maggiore, con un bel cartello.
SORRISI & ABBRACCI, TUTTI PER VOI.
Magari funziona, rendo più bella la vita di qualcuno per cinque minuti.
Chissà.
Per ora mi basta una doccia, il momento più bello del mio quotidiano.
Ehi, ora che ci faccio caso, è pure calata la pancia che tanto odio.
Sarà quest'aria di buonismo?
 
posted by F. Parisi at 01:20 | Permalink | 1 comments