Deluso e indispettito.
Perche quando credi di conoscere qualcuno, quel qualcuno ti incula.
Sempre.
Poi ovviamente il discorso cade sulla banalità, sui punti di vista diversi.
Il succo è sempre lo stesso, la verità è che è tutto un trucco per sviare il punto focale: non è quello che diceva di essere.
E allora ti ritrovi ad aver raccontato tanto, forse troppo a qualcuno.
Ti ritrovi ad esserti sentito dire che, se abbandonato, proprio come un fiore sarebbe appassito.
Tutte cazzate.
Il presentimento ce l'avevo.
E quando io ho un presentimento, purtroppo, non sbaglio mai.
Sì, purtroppo, perchè i miei presentimenti non sono mai positivi.
L'ho vissuta già troppe volte, questa scena.
Gente diversa, luoghi diversi, discorsi diversi.
L'errore?
Sempre uguale, sempre lo stesso.
La cosa che mi dispiace di più?
Che ci avevo scommesso.
Ed ero stato chiaro, me stesso come mai lo ero stato in vita mia.
Ti guardavo negli occhi, e tu vedevi davvero chi ero io.
Sei stata probabilmente l'unica, dall'inizio alla fine.
Io sono molto contento per te, le tue paranoie con Lui forse ora svaniranno.
Ma c'era modo e modo, e tu lo sapevi.
Tu, che per le cazzate mi hai sempre telefonato al volo.
Tu, che per ogni minima cosa non esitavi un attimo a rendermene partecipe.
Tu, che, sinceramente, un pò mi hai deluso.
E spero che tu abbia capito che poteva essere Lui come Lei come l'Altro.
Non conta il personaggio, non contano i protagonisti.
Contava qualcosa di terribilmente grosso, qualcosa che di così vero avevo diviso veramente con pochi: l'Amicizia, con la A maiuscola.
E invece ora di così vero sai che c'è?
La delusione.
Con la d minuscola.
Perchè non è così grande, ma è sentita, sentita più o meno quanto il bene che ti voglio.
E lascio quindi fare a te un paio di calcoli, che sì, non sei una ragioniera ma una liceale.
Ma forse almeno questi calcoli puoi farli senza di me.
E allora lascio perdere, per un pò, perchè sto meglio da solo quando sono incazzato.
E allora domani mi presenterò ad un esame senza darlo, soltanto per sentire un pò di domande, soltanto perchè sono un coglione e, sai com'è, mi sarebbe servita un pò di tranquillità.
Mi dispiace, il tuo albero dei desideri con me non ha funzionato.
E allora vorrei soltanto partire.
Per dove?
Non lo so.
Però partire, scrivere e partire.
Pensieri su un treno. Più precisamente, sul tuo moleskine.
"...Porta che si chiude. Silenzio. Irreale. Cigolio di freni, partenza, sorrisi alla stazione. Rumore di carta, carti di un panino. Rumore di libri, libri che si sfogliano. Luci alla stazione, come soltanto i raggi di sole. La voce dei ragazzi, felici e poi ammutoliti. Per il controllore. Che passa. E i volti si spengono, si impauriscono. Poi sospiri di sollievo. Un ragazzo di spalle in fondo si riveste, si stira, è stanco del viaggio. Tanti, troppi pensieri. Poi riguardo il ragazzo in fondo, che si è girato, e non è un ragazzo. Valigie pesanti, labbra socchiuse. Passa una ragazza. Che se la tira. Che novità. A fianco un'altra ragazza, con la gonna di raso rosa. Che tira fuori il moleskine. Come il mio. E ci scrive, come me. Poi i fabbricati a destra, l'odore di casa. Il corpo che traballa in balia del treno. Ancora stridii. Ancora freni. Poi scendo, ed ogni volta è come se fosse la prima. La prima volta che credo in te."


