"Parigi... Parigi a me va bene... per non tornare più...".
E siamo di nuovo lì.
Lì, dove Lei è l'arrivo, dove Lei è la fine.
E di nuovo mi sembra soltanto di scappare.
Di avere paura di vivere appieno qualcosa, di essere consapevole forse di non meritarselo.
Non so come andrà e, sinceramente, non voglio saperlo.
Però so che qualcosa succederà.
Come è già successo.
Anche se non sempre è stato qualcosa di buono, non sempre è stato quel sorriso la mattina quando apri le finestre e sei felice di vedere che fuori, no, non che c'è il sole, ma che c'è vita.
Non tutto è giusto nella vita, non tutto quello che è il tuo passato può toglierti la voglia di guardare avanti con serenità.
Però ci sono cose che non puoi cancellare, per le quali non puoi smettere di piangere, piangere dentro.
E allora ti chiedi se davvero vale la pena rischiare, se davvero il coraggio può bastare per affrontare le cose a testa bassa o se semplicemente sei come sei sempre stato, arrendevolmente in fuga.
Non so come andrà e, sinceramente, non voglio saperlo.
Mi piacerebbe che qualcuno comprasse un biglietto, per rincorrere qualcosa a cui tiene.
Mi piacerebbe che qualcuno mi spiegasse, mi parlasse.
Mi piacerebbe che qualcuno mi sorridesse, mi desse la voglia di dire: "Hai sbagliato, non ti preccupare, però. Hai il tempo e, se vuoi, la voglia per rimediare."
Mi piacerebbe soltanto svegliarmi la mattina consapevole di essere stato male il giorno prima, già, ma felice di vivere il giorno dopo, perchè ogni giorno può essere una sorpresa, basta soltanto pensare che, se non quel giorno, la sorpresa spetta anche a te, prima o poi.
Forse non sarà come mi aspettavo, o forse sì.
Forse l'unica persona che non sa una parola d'italiano ma che, incredibilmente, mi capisce più di qualsiasi altro, riuscirà a darmi quella visuale diversa che no, proprio non vedo.
Guccini dice che Bologna è una piccola Parigi, e un pò è vero.
Soltanto un pò, s'intende.
Mi mancherà tutto ciò per il quale ho creduto.
Non è facile scrivere, così.
"E poi ci ritroviamo io e te, sempre qui, sempre sulla stessa fermata della linea Blu. Sempre lo stesso orario, sempre lo stesso vagone. Non sei puntuale, ma ti piace avere delle abitudini. Non sai neanche perchè, e sinceramente non lo so neanch'io. Però mi piace l'idea di pensare che tu dipinga, o suoni, perchè ti si vede in faccia che ami quel qualcosa che io riesco soltanto a sognare. Allora mi diverto a vestirti di colori diversi, di note intonate che ti escono dalle labbra increspate. Tu, i tuoi guanti neri e il tuo lettore. E mi chiedo come fai ad avere sempre quel viso, sempre quell'espressione a metà tra gioia e tristezza. Mi sono chiesto tante cose, durante questi viaggi. Questo è il mio ultimo, per il momento. Forse ripasserò tra qualche anno e tu sarai ancora così incredibilmente abitudinaria. Forse non viaggerai più con la tua solitudine addosso, forse avrai qualcuno con cui condividere la tua felicità. Scrivo di te perchè sei stata tu a darmi la forza di farlo, di prendere quel biglietto e di tornare. Non so quando e se ci rivedremo, ma nel frattempo, nell'attesa, mi sento di dirti grazie, e forse anche tu sai il perchè."
Parigi, 2005.
Parole scritte così, qualche anno fa, a qualche città di distanza.
Per una delle cose che amo più al mondo.

