14.6.08
Ogni tanto mi fermo

Ogni tanto mi fermo.
Siedo su una panchina, davanti a un lago, con un libro in mano.
E' il tramonto, come sempre.
E' quella parte di giornata che ti piace perchè è vita.
E' vita perchè torni.
Torni, da lavoro, da scuola, dalla palestra o dalla fidanzata.
Torni, e ti prendi quel tempo che sembra non avanzare mai.
E a te, quando torni, ti piace fermarti lì.

Da giovane lavoravo come cameriere in un posto simile a questo.
Quanti ricordi.
Alcuni freschi, come la rugiada, sembrano essere ancora lì, dietro di te.
Alcuni sbiaditi, come le foto vecchie di mia nonna, riaffiorano lentamente nella mente, un pò a colori, un pò in bianco e nero.
Subito mi viene in mente una frase.

"La vecchiaia è un posto dove si vive di ricordi. Cerca di costruirne di belli da giovane, finchè puoi."

Apro il libro.
Lo guardo, lo annuso, lo assaporo.
E' proprio quel libro che pensavo di aver perso, quando ero poco più di un ragazzino.
Mi fermo a guardare gli angoli delle pagine piegati.
Ricordo bene, proprio come ora, odiare profondamente i segnalibri.
Quando inizi a leggere un libro, se questo lo merita, diventa parte di te, e ti porta con sè.
E allora lo inizi a trattare come se fossi tu stesso il libro, usandolo, evidenziandolo, rileggendolo e capendolo, piegando appena gli angoli di quelle pagine, che una dopo l'altra percorri come percorri il sentiero della vita.

"La vita non è ciò che ti accade. E' ciò che decidi di farci con ciò che ti accade."

Ricordo che da ragazzo aspettavo d'innamorarmi. D'innamorarmi davvero, di fare l'amore, non di scopare. Ero diverso, lo sentivo.
"Potresti farti questa, quella e quell'altra... Perchè non lo fai?"
Domande di amici, rimaste senza risposte, soltanto con un sorriso accennato e un velo di tristezza, dietro quegli occhi che avevan grandezza.
Poi ricordo che un giorno decisi di smetterla di aspettare una donna.
E non feci in tempo ad accorgermi che avevo buttato solo via del tempo ad aspettare, che Lei arrivò.
Ricordo che aveva la coda alta, un particolare che mi fece impazzire. Era alta pressappoco una decina di centimetri meno di me, ma quando la vidi con quel, seppur piccolo, tacchetto sulle ballerine, sembrò sovrastarmi.
Ricordo che riuscì a farmi perdere la testa, riuscì a rendermi felice dopo tutti gli sbagli.
L'amai, come ami quelle cose che sai di non tradire, come la mamma, come la vita.
Un giorno però lei smise, ma rimase ugualmente la più bella cosa della mia vita.
Dopo mia figlia.

"La ricchezza dei poveri è rappresentata dai loro figli. Quelli dei ricchi, dai loro genitori."

Mia figlia è nata e cresciuta senza qualcuno accanto.
Oggi è affermata, ma ha deciso di percorrere la sua strada da sola.
Alla sua età anche io avrei voluto, come lei, essere abbastanza coraggioso da affrontare le mie paure, e di compiere delle scelte.
Forse, anche se solo in parte, qualche mio desiderio è passato in lei.
E siccome ogni buon allievo supera il maestro, bè, sono felice di essere stato superato da una persona come lei.
Perchè, oltre che figlia, lei è mia amica, è la mia guida verso il futuro e il sostegno per il mio passato.
La mia gioia in questo presente.
"Sarai felice soltanto quando smetterai di chiederti se sei felice, oppure no."

Ho camminato a lungo, su questo sentiero spesso dissestato.
Sono scivolato, spesso, e a volte qualcuno mi ha aiutato a rialzarmi, mentre altre volte ho dovuto rialzarmi da solo, curandomi le ferite con qualche garza un pò rovinata.
Ogni tanto mi fermo.
Con il mio libro, quello che pensavo di aver perso da ragazzino.
Con la mia panchina, quella che assomiglia tanto a quella dove lavoravo da ragazzino.
Con i miei pensieri, quelli che sono uguali a quando ero ragazzino.
Già, ogni tanto mi fermo.

Parisi, F. (20xx) Il mio primo libro, Bologna, Indipendente Autonoma Editore.
 
posted by F. Parisi at 03:29 | Permalink | 3 comments
13.6.08
Voglio
Voglio essere libero, come l'aria.
Voglio essere gelido, come la brina.
Voglio essere semplice, come le elementari.
Voglio essere innamorato, come Renzo e Lucia.
Voglio essere storico, come Pelè.
Voglio essere stonato, come Alessandro.
Voglio essere felice, come un pezzo di cotone.
Voglio essere amico, come Arcangelo.
Voglio essere XL, come Fabio.
Voglio essere caldo, come il deserto.
Voglio essere fragile, come il cristallo.
Voglio essere forte, come il metallo.
Voglio essere triste, come sono io.

Semplicemente, voglio.

Voglio fumare una sigaretta senza pensare a nulla, semplicemente lasciandomi cullare da quel vento ancora un pò freddo per questa estate che tarda ad arrivare.
E mentre c'è chi studia, chi passeggia o chi si bacia, io mi ritrovo qui, di nuovo nella mia stanza, in quella stanza non proprio tua, a rimettere a posto vestiti che non credevi nemmeno di avere.
Soltanto qualcuno può capire che significa.
Che significa stare lì a riflettere sul perchè mi piace tanto guidare con la pioggia, mentre i tergicristalli stridono sul vetro e sembrano non pulire mai. Mi piace appoggiare le mani al volante e lasciarmi andare, semplicemente seguendo il deflusso delle macchine che, arrivate le sei, è già ora di andare a casa.

"Amami perchè sono te, e tu me.
Amami soltanto di notte, in modo che il giorno tu possa riposare, mistero.
Amami di notte perchè.

Perchè soltanto tu, mistero, riuscirai ad amarmi per quello che sono.
Amarmi senza conoscere il mio passato.
Soltanto qualche foto, evitando la tua spallina di quel vestito di raso blu.
Amami e fermati, senza pensare.

...Tu mi ami?
Io...
Forse.
Forse sì."
 
posted by F. Parisi at 01:52 | Permalink | 1 comments