Ho sempre avuto un rapporto strano con mio nonno.
In realtà, io, un rapporto, con mio nonno, non l'ho nemmeno mai avuto.
E' andato via quando io non avevo ancora due anni, è fuggito via da me, lasciandomi soltanto un vago ricordo, quello di mia nonna, che ancora oggi me ne parla.
Mi racconta che per me lui era tutto, che volevo davvero bene a lui, e non a mia nonna, che mi ha insegnato a contare, con quel suo accento marcato: "Iuno, Dui, Tri...".
Se davvero volevo più bene a mio nonno che a mia nonna, bè, dovevo volergli bene davvero, perchè mia nonna l'adoro, e vederla soffrire per quei malanni che soltanto l'età ti porta, bè, fa male.
Dentro.
A volte è difficile capire certe cose.
Sono cresciuto con la convinzione che quei guanti di pelle marrone, foderati di lana e cuciti a mano, fossero suoi. Che davvero li portasse in quegli inverni freddi, dove già esistevano le mezze stagioni, ma non ancora si parlava di terrorismo, di effetto serra, di omicidi a tutto spiano.
Li tenevo, custodendoli gelosamente, in un cassetto di quell'armadio ancora così nuovo, per mia madre, e vecchio di una vita, per me.
Poi un giorno scoprii che in realtà, sì, i guanti erano i suoi, ma non li indossò mai.
Non li indossò mai, semplicemente, perchè quei guanti erano destinati a me.
Me li comprò quando avevo un anno, e quasi solennemente disse: "A vent'anni capirà".
A vent'anni ho capito.
Quelle cose che ti colpiscono il cuore, come una morte, un tumore, un regalo.
Quella cosa che ti rode dentro, quella tua falsità con tutti e con tutti, il sentirti diverso, il renderti uguale e il sentirti ancora diverso.
"Come il maratoneta.
Corri in mezzo al gruppo, ti senti bene e hai voglia di spingere, un pò di più.
Così, a gambe sciolte, acceleri un pò, perchè ce la fai, te lo senti.
E così allunghi il passo, ti lasci dietro il gruppo, il tuo gruppo.
E dopo un pò ti guardi intorno, e ti ritrovi solo.
Così ti giri indietro, e vedi quel gruppo che ride, scherza, sembra stare bene.
E così, piano piano, rallenti, fino a farti raggiungere, per trovarti di nuovo in mezzo a quel gruppo che invidiavi.
Ma, anche se in mezzo a quel gruppo, ancora non ti senti a tuo agio."
Forse era meglio a continuare a correre, aggiungo io.
A volte è meglio tornare.
Altre volte, no.

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