17.7.09
Forse il vento
Voglio essere sincero con te.
Mi stai facendo tremare.
Fortissimo.
Eppure tu non lo sai, non te ne sei accorta, non sai nemmeno che ti penso.
Non hai idea delle volte che guardo fuori dal negozio, sperando che in un improvviso cambio di strada, in una semplice voglia di fare due passi, cammini davanti a me.
Sei assurda, non scappi, ma non mi prendi, non mi vuoi.
Non mi vuoi?
Non so nemmeno io se ti voglio.
Sai, mi fa male da morire quando non ci sei.
E non ci sei mai.
Ma quando ci sei, mi scordo di quel che devo fare.
Ti guardo i piedi, le labbra, quel modo in cui ridi o come metti le braccia incrociate.
Non mi guardi negli occhi.
Perché?
Mi chiedo perché, ti chiedo perché.
Eppure non mi rispondi.
Non rispondi ai messaggi.
Non provo nemmeno a chiamarti.
Tanto non mi risponderai.
O forse sì?
Assurdo.
Puoi provare a dirmi quel che vuoi, hai ragione, non ti sto ascoltando.
Passi interi anni a scoprire le tue sfaccettature, a scoprire quelle degli altri.
Levighi il tuo carattere, sorridi e piangi.
Crei scompiglio, urli il tuo silenzio, maledici te stesso.
Ti scende una lacrima.
Lotti, disfi, demolisci e riscotruisci.
Soprattutto, apri gli occhi.
Sei la persona che mi smuove più di tutto, e non te ne accorgi nemmeno.
Parli col tuo migliore amico.
Il tuo ex.
Che storie, gli ex.
Chiusi, riaperti, chiusi di nuovo.
Che a volte tornano.
A volte si infilano solo nel tuo letto, senza un perché, soltanto con un estremo bisogno di non sentirsi soli, un'altra notte.
E' la vita, non il destino, che ti costruisce.
Già, perchè nemmeno a te piace il destino.
E ho del culo, ci prendo tanto e magari non ne so mezza.
Dai, non è culo.
Bah, non mi interessa.
Mi interessi tu.
Sto camminando di fianco a te da non so nemmeno quanto tempo, anche se in realtà eravamo distanti milioni di miglia.
Un passato strano, difficile, un padre che non c'è, un padre che non c'è mai stato.
Non ti mento, stavolta no.
Non sei la luna che illumina il mio lago, non sei la principessa del castello, non sei neanche la donna dei miei sogni.
Sei soltanto tu, col tuo modo di ridere, di diventare rossa e di camminare un pò storta.
Sei davvero l'ultima persona a cui penso prima di chiudere gli occhi, per poi riaprirli, un pò sudato, toccando le lenzuola di fianco a me, scoprendo che già, dormivi di fianco a me soltanto in un sogno.
Ti ho vista dormire.
Eri lì, rannicchiata in un angolo, con un lenzuolo che ti copriva a metà.
Il viso rilassato, un mezzo sorriso, stringevi un cuscino tra le gambe.
Ti muovevi appena, respiravi piano, la tua pancia si muoveva appena.
Su.
E poi giù.
Ti ho sfiorato i capelli, ti ho accarezzato l'orecchio, ti ho baciato una guancia.
Hai sorriso, impercettibilmente, come sai fare tu, senza darmi soddisfazione, lanciandomi appena un sassolino.
Poi hai appiattito la testa sul cotone del cuscino azzurro, hai socchiuso un occhio, hai tirato fuori appena la lingua e ti sei girata.
Ti inseguirei davvero, ti caricherei dietro e ti trascinerei sul mare, a fare l'amore e poi a ridere, scherzare, bere senza temere.
Forse sto esagerando.
Smetto.
Butterò questa lettera nel camino.
Forse sarà il vento a portarti queste parole.
Almeno il vento, forse, saprà capire quello che volevo dirti, e almeno lui riuscirà a farlo capire a te.

Buonanotte.

Giù il sipario.
 
posted by F. Parisi at 20:54 | Permalink |


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