E' una persona lontana.
In realtà, non tanto fisicamente, quanto invece materialmente.
Due piccoli, grandi mondi, che non hanno fatto che sfiorare, seppur a distanza, le loro orbite.
Credo di averti vista una, due volte al massimo.
Una maglia bianca, i capelli sciolti, un ciao dipinto in volto e un sorriso da persona sicura.
Sicura?
Chi lo sa.
Di certo, non io, e forse nemmeno tu.
Mi dici che hai 8 anni.
Otto semplici anni.
E io ti chiedo come sei, a otto stupendi anni.
Ancora non sai che, rispondendomi così, dicendomi di sentirti otto anni addosso ogni volta che senti una domanda così, bè, mi hai già risposto.
E mi hai detto qualcosa che di più bello non si può.
Senza falsa modestia, ami leggere, sei meno malinconica di me ma a volte non riesci a vedere il lato positivo della vita.
E' così emozionante ascoltare quello che, in pochi attimi rubati, riesci a trasmettere di te.
Ti trasmetto malinconia?
E poi ironia?
E tu, ci hai mai pensato tu a cosa trasmetti a tutta la gente che incroci giorno per giorno?
Al barista dei tuoi bar, al farmacista dietro l'angolo, al professore che ti spiega inglese?
Ci hai mai pensato?
No, io non credo.
Se ci avessi pensato oggi non mi avresti detto che fatichi a trovare il lato bello della vita, che spesso ti trovi a dover risalire in situazioni difficili.
Se ci avessi pensato, guardandoti con i miei occhi, avresti visto una persona piena, di ironia, di intelligenza, di senso pratico e femminilità.
Una splendida bambina di otto anni rinchiusa in un corpo di quella di ventuno.
Dici che ti sei sentita nuda.
Rivestiti, subito, presto.
Non puoi prendere freddo.
Non puoi lasciare che le parole ti scorrano addosso provocandoti brividi che forse non vuoi.
Mi hai chiesto come sono io.
Io ho evitato.
Ti posso dire questo di me.
Per mesi, anni, il gioco era correre.
Ho imparato a correre ogni volta più forte, ogni volta più in alto, per saltare ostacoli sempre più grandi.
Ogni giorno mi alzano l'asta.
Cinque centimetri.
Cinque centimetri.
Altri cinque centimetri.
Allora, come un bambino di otto anni, dico al giudice di gara: "Alziamo."
Chi sono io non te lo so spiegare, in ventun'anni ho provato e riprovare a definire i miei limiti, le mie sensazioni, i miei amori.
Mi dici che non sei così solo quando sei innamorata.
Allora ti auguro di rimanere innamorata tutta la vita.
Battendo una mano sulla spalla del tuo lui e dicendogli: "Bravo, davvero."
Ho detto che ti eri guadagnata una cosa.
Di certo, sicuramente, mi devi un caffè.
Forse pure qualcosa di più.
Un addio per un caffè, un arrivederci per un "Pronto?", un ciao per un gelato.
Continua a far sorridere la gente, questa te ne sarà grata.
Ma, soprattutto, trova una persona che faccia sorridere te.
Per questo, tu riuscirai a sbocciare.

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