
A volte ti sembra solo di esserti fermato, di aver rallentato fino a costeggiare, con lo sguardo, quel guardrail che scorre veloce assieme a te, e che ti accompagna.
Ti accompagna verso il mare.
Ti senti un piccolo spettatore, che si guarda dall’esterno, che è capace di vederti, di ascoltarti, di guardarti.
Di guardarti veramente.
Forse è la pioggia, forse è il sole, forse sei soltanto tu.
Ti senti ad una festa, dice il Liga, di cui non hai l’invito.
Eppure, tu a quella festa ci vuoi andare.
Sono passati tanti mesi dalle ultime parole buttate giù, di sera, davanti a un muro bianco, davanti a un piccolo pc.
Sono passati mesi, e sono cambiati sia il muro, sia il pc.
Quel che ancora non sai è che sei cambiato anche tu.
Lottando, sorridendo e sì, a volte anche piangendo, sei a petto nudo sotto al sole, con quel giubbotto colorato, a costruire la tua strada.
Picchiando, forte a volte, quasi sentendoti male.
Bussando, molto più piano, come quando dici perché no.
E così sali su una macchina, di cui ormai non ti vergogni più.
Inviti, aspetti, ascolti e ti sorprendi.
Esci da lavoro, con già il sorriso sul volto.
Già, il sorriso.
Anni che lo aspettavi, anni che lo chiedevi, e ora che è arrivato, anche se soltanto per piccoli, pochi attimi, non ti sei nemmeno fermato ad assaporarlo.
Ma è così che è giusto fare.
Lo noti in quelle piccole fossette che ti si aprono ai lati di quelle labbra sempre un pò... troppo per te, ma a cui ormai vuoi bene, a cui vuoi bene come si può voler bene solo a sé stessi.
Con la rabbia ci nasce, o ci si diventa, tu che sei un esperto non lo sai.
Di uno ti sei sempre fidato, nell’altro hai imparato ad aspettare.
Dopo lunghe camminate, ruote cambiate e spritz annacquati, guardi negli occhi qualcuno e ci leggi quello che forse non ci hai letto mai.
La voglia di sorridere, di vivere e di amare.
Quell’amore che tu non hai ancora imparato ad ammirare.
Allora, un pò allungato dall’alcol, ti senti gridare scusa, francé, scusa, e anche se il perdono é cosa lunga, nel tuo piccolo si sente bussare.
L’amicizia, come l’amore, passano come un terremoto nel tuo cuore.
Anni, lunghi e faticosi, a costruire, a capire, ad arrabbiarsi e ad ascoltare.
Poi, come il sisma che ha devastato una parte di Noi, e che ci ha soltanto lavato gli occhi, basta un piccolo sussulto per dimenticare tutto quanto.
In un mondo falsamente ipocrita, che si tocca con mano e nel quale tanti amano sguazzare, mi sento di poter dire: sì, ho sbagliato.
Le persone non cambiano, quello no.
Cambia soltanto il modo di vederle.
E tu puoi, di volta in volta, guardarle da un lato diverso, come un prisma sotto i raggi del sole.
E quanto è emozionante scoprire ogni volta un piccolo lato nascosto dal buio, quant’è assurdo capire che dietro ad ogni paio di occhi che incroci, giorno per giorno, c’è un mondo che aspetta soltanto di vivere.
Quanto è delicato vedere l’equilibrio che ognuno di noi, raccontando stronzate, facendo battute o piangendo a dirotto, si costruisce per sopravvivere in un mondo così complicato.
Quanto è facile saltare su una spiaggia sotto la pioggia, sopra una canzone di cui nemmeno hai mai saputo le parole, abbracciandoti e sentendoti pieno di un qualcosa che nemmeno riesci a spiegare.
Quanto è bello sedersi su una sdraio di fronte ad uno specchio d’acqua, guardando ridere Chiara di Russi, vedendo accendere una sigaretta dal Salento, sentire che, in quel momento, siamo tutti illuminati dalla luna sul mare.
“Hai cercato di capire, ma non hai capito ancora, se di capire si finisce mai.
Hai provato a far capire con tutta la tua voce anche solo un pezzo di quello che sei.”

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