6.7.09
Noi

E allora è mare, e sole, e voglia di ridere e sorridere.

E chiudiamo queste porte, e questi scuri.

Siamo noi che vogliamo volare, ci basta sognare per amare.

Perché in fondo voi potete fare quel cazzo che vi pare.

Ma io sono io, e non ci sarà mai niente che mi potrà cambiare.

Perché poi, perché cambiare?

Per adattarmi a vedere il tuo sorriso, o quello sul suo volto?
E poi guardarmi in uno specchietto e capire che i miei occhi sono spenti?

NO, miei cari, NO.

Urlato, sbraitato, sentito.

Vaffanculo.

Perché io sono quello che è così, con gli occhi stanchi la mattina ma la voglia di vivere nel cuore.

C’è sempre stata, ha soltanto avuto bisogno di lottare per trovare un posto, un posto nel mondo.

Eppure no, non ce l’avete fatta in due a capirci qualcosa, a saltarci fuori.

E non è cambiato, non lo è mai stato.

Mai sentito così tanto distacco.
Ma io sto bene così.

Non è cambiato il mondo, sono soltanto cambiato io.

E lo sento.

Sono così, triste, lunatico, felice e simpatico.

Senza giustificazioni, soltanto sguardi, fatti di richieste, di comprensioni e di accettazioni.

E mi piace essere chiamato Fra, togliermi la scarpe sulla sabbia e bere una birra mentre guido.

Fumare una sigaretta al tramonto, piegarmi in due dalle risate e mettere a posto i libri in disordine.

Sognare una moto, cambiare idea ogni giorni, emozionarsi per tre piccoli gemellini.

Sentire sgorgare una lacrima mentre lei, la più piccola, ti guarda, ti stringe un dito e non lo vorrebbe mai più lasciare.

Lasciandosi coccolare, vedendola addormentare.

E sogno mia nonna lavorare.

Noi, che in fondo, siamo gente che spera.

Ognuno, nel suo mondo, nei suoi sogni.

New York, Roma, l’America o l’Italia.

Un posto in comune, un avvocato a Milano, una vita per essere amati, senza rischiare, soltanto sforzandosi di parlare.

No, mi dispiace, no.

Urlo contro il cielo, canto l’inno d’Italia, sventolo il maglione sopra le nostre teste.

E’ soltanto voglia di vivere.

Che mi mancava, che mi mancava con voi, troppo presi a gongolare sulle cazzate, aspettando un sorriso che era troppo atteso per presentarsi davanti all’abitudine.

No, mi dispiace, no.

E sono solo sguardi da dieci più in macchina, la faccia di un amico, questa volta vero, che ti guarda e ti abbraccia perché ti vuole bene.

Sono queste piccole, grandi cose che fanno stare bene.

Non ti ho mai chiesto niente, mai più di quello che era necessario avere.

Eppure, non è bastato.

Ma ti ringrazio, vi ringrazio.

E’ un 33 agli scritti ciò che ti fa andare avanti, una casa piena di vita ad emozionarti, il suono di una Ducati che riesce a sbalordirti.

Poi crolli, di nuovo, perché è giusto così.

E allora arriva una buonanotte che da anni è uguale, ma ogni sera è diversa.

E allora di nuovo, ti guardi allo specchio, noti un capello bianco.

Un pensiero nuovo, ti dici.


Ho sempre pensato non stessi vivendo davvero la vita.

E sono stato così impegnato a pensare di non viverla, che non mi ero mai accorto di quanto lei stesse bussando alla mia porta.

Amo i pigiami estivi e i libri di spagnolo.

I baci rubati, un bicchiere di vino e le donne dannate.

Fino a un certo punto.


Noi, gente che spera, cercando qualcosa di più, in fondo la sera.

Noi, gente che passa e che va, cercando la felicità, sopra a ‘sta terra.

 
posted by F. Parisi at 01:28 | Permalink |


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