12.10.09
Dentro al mare, sempre più giù
Le scuri sbattono forte quando il vento si colora di tempesta.
Quel verde speranza di sogni colorati diventa buio come l'infinito.
Quel tuo urlo in mezzo alla pioggia è schiacciato a terra come un moscerino.

La verità è che fatico a prenderti le mani, non riesco a stringerle e a trascinarti con me.
Non so nemmeno il perchè, se sono io che non sono abbastanza o se sei tu che sei troppo.
Troppo per sopportare quell'ex, che sa di presenza fastidiosa e che non ti toglie dalla testa che non sei solo.
Troppo per sopportarne addirittura due, e non è abbastanza sapere che, a malincuore, sono stati tutta la tua vita.

Sono cresciuto troppo e troppo in fretta per soffermarmi sugli scambi da adolescente.
Mentre a sedici anni una forza troppo grande ti sconvolgeva la vita, rovinandoti il presente, il passato e il futuro, già da tre anni combattevo per nuotare in un mare denso di merda, che altro non faceva che tirami giù.
Ho creduto che avrei avuto il mio tempo, prima o poi.
Ho pensato che sarebbe arrivato anche il mio turno, che anche io avrei potuto fare l'idiota senza starmi troppo a preoccupare delle conseguenze.
Ho sperato che quel fottuto amico d'ogni giorno crescesse con me, e mi facesse crescere con lui.

Ora sei a Tokyo, e come ho già ammesso con me stesso, la tua presenza nel giornaliero è incombente. Ti ho voluto e ti voglio bene come ho sempre fatto, ma non perdonerò mai quegli inutili e dolorosi scambi, dovuti a una gelosia che, tutto sommato, potevi infilarti nel culo.

Le scelte, seppur singolari, si compiono in due.
E non con due persone distanti, differenti.
Si compiono in due perchè le si fa con sè stessi.
Con il proprio lato esterno, quello che ci permette di appartenere o meno a un gruppo di amici, a una famiglia, a una morosa.
Poi, ed è qui che crollano i più, si fanno i conti con il proprio Io.
Quello buono e quello cattivo, quello che ti dice ciò che è giusto o sbagliato, quello che ti fa accendere quel barlume di follia o ti bacchetta le mani, come un fottutissimo buon amico.

La vita è delicata e troppo breve per soffrire così.
Così senza un motivo proprio, rincorrendo fantasmi amorosi, contestando comportamenti soggettivi, inseguendo un sogno chiamato felicità.
Bisogna liberarsi di preconcetti fallati, dettati dall'inutilità societaria che ti dicono che il piumino di Burberry è figo, e se non ce l'hai sei soltanto un sudicio ed inutile pezzo di società.

Si può amare qualcuno, se non si riesce nemmeno ad amare sè stessi?

E così che finisci sempre più giù, in quel mare colorato di tutto, tranne di quello che ti aspettavi laggiù.
 
posted by F. Parisi at 20:08 | Permalink |


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