1.4.09
Sentimi
Ascoltami.
Ascolta il grido di quel vecchio pazzo che si sbizzarrisce a cantare canzoni un pò strane.
Dietro a un sogno c'è una strada, non un muro.
Perchè Wilde aveva così successo?
Perchè era certo che non ce l'avrebbe mai fatta.

Stampato su quella vecchia via stamattina c'è un nuovo manifesto.
Colori caldi, scritte chiare, solite facce.
Ci fotteranno, come sempre.
Ma a noi sta bene così, perchè noi, noi altri, siamo italiani.

A cosa serve la grande giocata quando la tua squadra perde di quattro gol?
A nulla, dicono i più.
Risposta sbagliata.

Le cose non sempre vanno come desideri.
Anche se il talento ce l'hai davvero.
Scrivi canzoni, poesie, racconti e romanzi.
Poi ti fermi.
Ti fermi al primo capitolo, quello dove cade la neve.
Lo fai leggere, e ricevi indifferenza da quella che, in quel momento, era forse la persona più vicina a te.

E' soltanto l'inizio della fine.
Non scrivi, sei più bravo a giudicare, tanto tutti scrivono, e tutti scrivono stronzate, io saprei fare di meglio.
Eh già, sapresti.
Eppure non lo fai.

Mi manca il tempo.
Non sono ispirato.
Scuse.
Non hai le palle.
Non sai chi sei, non sai cosa vuoi, non sai cosa fai.

Bruci.
Dentro.

Le luci, ogni mattina, si spengono.
Lasciano il loro posto al sole.
La brina, pigra, fa per andarsene.
Come sotto le coperte.
Suona la sveglia.
E piano, piano, ti alzi.
Ti lavi i denti, la faccia.
Ti guardi allo specchio.
Ricominci daccapo.
Le occhiaie un pò più profonde.
Eppure non esci.
Ci stai lavorando.
Stai lavorando.
Sei chiuso.
Scontroso.
Ma a lavoro sei un altro.
A parte la pausa.
Già, in pausa, stacchi, torni te stesso.

Ma soltanto io mi chiedo cos'è la vita?
Soltanto io penso che i soldi non facciano davvero la felicità?
Solo io penso che non è giusto vivere così, elemosinando l'acqua, la luce, il gas?
Soltanto io penso che è preferibile rinunciare a uscire e sbronzarsi, nel weekend, per leggere un libro, uscire a cena, PARLARE?

Forse sì.

Magari un giorno troverò il mio posto nel mondo.
Fabio Volo docet.

Marzo, ancora lontano ma in realtà vicino, sarai decisivo.
Sentimi.
 
posted by F. Parisi at 00:22 | Permalink | 1 comments
29.3.09
A volte è meglio tornare
Ho sempre avuto un rapporto strano con mio nonno.
In realtà, io, un rapporto, con mio nonno, non l'ho nemmeno mai avuto.
E' andato via quando io non avevo ancora due anni, è fuggito via da me, lasciandomi soltanto un vago ricordo, quello di mia nonna, che ancora oggi me ne parla.
Mi racconta che per me lui era tutto, che volevo davvero bene a lui, e non a mia nonna, che mi ha insegnato a contare, con quel suo accento marcato: "Iuno, Dui, Tri...".
Se davvero volevo più bene a mio nonno che a mia nonna, bè, dovevo volergli bene davvero, perchè mia nonna l'adoro, e vederla soffrire per quei malanni che soltanto l'età ti porta, bè, fa male.
Dentro.
A volte è difficile capire certe cose.
Sono cresciuto con la convinzione che quei guanti di pelle marrone, foderati di lana e cuciti a mano, fossero suoi. Che davvero li portasse in quegli inverni freddi, dove già esistevano le mezze stagioni, ma non ancora si parlava di terrorismo, di effetto serra, di omicidi a tutto spiano.
Li tenevo, custodendoli gelosamente, in un cassetto di quell'armadio ancora così nuovo, per mia madre, e vecchio di una vita, per me.
Poi un giorno scoprii che in realtà, sì, i guanti erano i suoi, ma non li indossò mai.
Non li indossò mai, semplicemente, perchè quei guanti erano destinati a me.
Me li comprò quando avevo un anno, e quasi solennemente disse: "A vent'anni capirà".
A vent'anni ho capito.

Quelle cose che ti colpiscono il cuore, come una morte, un tumore, un regalo.
Quella cosa che ti rode dentro, quella tua falsità con tutti e con tutti, il sentirti diverso, il renderti uguale e il sentirti ancora diverso.

"Come il maratoneta.
Corri in mezzo al gruppo, ti senti bene e hai voglia di spingere, un pò di più.
Così, a gambe sciolte, acceleri un pò, perchè ce la fai, te lo senti.
E così allunghi il passo, ti lasci dietro il gruppo, il tuo gruppo.
E dopo un pò ti guardi intorno, e ti ritrovi solo.
Così ti giri indietro, e vedi quel gruppo che ride, scherza, sembra stare bene.
E così, piano piano, rallenti, fino a farti raggiungere, per trovarti di nuovo in mezzo a quel gruppo che invidiavi.

Ma, anche se in mezzo a quel gruppo, ancora non ti senti a tuo agio."

Forse era meglio a continuare a correre, aggiungo io.
A volte è meglio tornare.

Altre volte, no.
 
posted by F. Parisi at 21:15 | Permalink | 0 comments