Sospiri.
Le labbra.
Il collo.
Il lobo dell’orecchio.
Sospiri.
E io ti guardo, incantato, mentre sfioro la tua pelle così dolce, così liscia.
Così mia.
E allora ti accarezzo.
I capelli.
Ti sfioro.
Sospiri.
Poi finalmente.
Le schiudi.
Un po’, un po’ soltanto.
Il battito d’ali d’una farfalla.
Il gorgoglio di un rubinetto aperto.
La freschezza di un ghiacciolo.
Il caldo.
Il freddo.
Le tue mani.
Soffici.
Lunghe e affusolate.
Le sfioro.
Ti appoggi.
Guardi fuori.
Socchiudi gli occhi.
Lasciati andare.
Ora.
Per sempre.
Sospiri.
Respiri.
Sogna le onde sul mare d’estate.
Sogna la sabbia sul corpo assetato.
Sogna la luna dentro un raggio dorato.
Sospiri.
Quasi torni.
Mi sfiori.
Le tue mani tra i capelli.
Un bacio a fior di labbra.
Poi sempre di più.
Sempre di più.
E’ un unico andare.
Soltanto sognare.
Mettersi a gridare.
Sospirare.
“...Mi ricordi quel fiordo d’estate, dove tu e io ci trovavamo per fare l’amore. Tu te lo ricordi? Ti ricordi quando, dietro quella piccola insenatura, nascosta dal mondo, accerchiata dal mare, sfilavi quel minuscolo bikini blu, e ridevi come una matta del mio sguardo da bimbo impaurito? Ti ricordi quando, uno sopra l’altro, mi infilavi nelle mani nei capelli e mi sussurravi, piano, nell’orecchio... “Ti amo”? E ogni notte, per tutte le notti, tornavamo in quel luogo dimenticato dal tempo, e vedevamo passare in lontananza le navi, quei piccoli, grandi pescherecci, che soltanto all’alba si congiungevano con noi, sotto ad una flebile striscia d’argento stesa lontano dai raggi del sole. Ogni notte, per tutte le notti, io non dimenticavo mai di amarti, semplicemente scoprivo sempre di più quanto era possibile amarti davvero. Mi chiedevo come, quando, perchè, poi arrivavi tu, facevamo l’amore, e io mi sentivo rinascere. E tu, tu... Tu sospiravi. Tu sei un fiore. Tu sei la vita. Tu sei la vita e un fiore.”

E allora è mare, e sole, e voglia di ridere e sorridere.
E chiudiamo queste porte, e questi scuri.
Siamo noi che vogliamo volare, ci basta sognare per amare.
Perché in fondo voi potete fare quel cazzo che vi pare.
Ma io sono io, e non ci sarà mai niente che mi potrà cambiare.
Perché poi, perché cambiare?
Per adattarmi a vedere il tuo sorriso, o quello sul suo volto?
E poi guardarmi in uno specchietto e capire che i miei occhi sono spenti?
NO, miei cari, NO.
Urlato, sbraitato, sentito.
Vaffanculo.
Perché io sono quello che è così, con gli occhi stanchi la mattina ma la voglia di vivere nel cuore.
C’è sempre stata, ha soltanto avuto bisogno di lottare per trovare un posto, un posto nel mondo.
Eppure no, non ce l’avete fatta in due a capirci qualcosa, a saltarci fuori.
E non è cambiato, non lo è mai stato.
Mai sentito così tanto distacco.
Ma io sto bene così.
Non è cambiato il mondo, sono soltanto cambiato io.
E lo sento.
Sono così, triste, lunatico, felice e simpatico.
Senza giustificazioni, soltanto sguardi, fatti di richieste, di comprensioni e di accettazioni.
E mi piace essere chiamato Fra, togliermi la scarpe sulla sabbia e bere una birra mentre guido.
Fumare una sigaretta al tramonto, piegarmi in due dalle risate e mettere a posto i libri in disordine.
Sognare una moto, cambiare idea ogni giorni, emozionarsi per tre piccoli gemellini.
Sentire sgorgare una lacrima mentre lei, la più piccola, ti guarda, ti stringe un dito e non lo vorrebbe mai più lasciare.
Lasciandosi coccolare, vedendola addormentare.
E sogno mia nonna lavorare.
Noi, che in fondo, siamo gente che spera.
Ognuno, nel suo mondo, nei suoi sogni.
New York, Roma, l’America o l’Italia.
Un posto in comune, un avvocato a Milano, una vita per essere amati, senza rischiare, soltanto sforzandosi di parlare.
No, mi dispiace, no.
Urlo contro il cielo, canto l’inno d’Italia, sventolo il maglione sopra le nostre teste.
E’ soltanto voglia di vivere.
Che mi mancava, che mi mancava con voi, troppo presi a gongolare sulle cazzate, aspettando un sorriso che era troppo atteso per presentarsi davanti all’abitudine.
No, mi dispiace, no.
E sono solo sguardi da dieci più in macchina, la faccia di un amico, questa volta vero, che ti guarda e ti abbraccia perché ti vuole bene.
Sono queste piccole, grandi cose che fanno stare bene.
Non ti ho mai chiesto niente, mai più di quello che era necessario avere.
Eppure, non è bastato.
Ma ti ringrazio, vi ringrazio.
E’ un 33 agli scritti ciò che ti fa andare avanti, una casa piena di vita ad emozionarti, il suono di una Ducati che riesce a sbalordirti.
Poi crolli, di nuovo, perché è giusto così.
E allora arriva una buonanotte che da anni è uguale, ma ogni sera è diversa.
E allora di nuovo, ti guardi allo specchio, noti un capello bianco.
Un pensiero nuovo, ti dici.
Ho sempre pensato non stessi vivendo davvero la vita.
E sono stato così impegnato a pensare di non viverla, che non mi ero mai accorto di quanto lei stesse bussando alla mia porta.
Amo i pigiami estivi e i libri di spagnolo.
I baci rubati, un bicchiere di vino e le donne dannate.
Fino a un certo punto.
Noi, gente che spera, cercando qualcosa di più, in fondo la sera.
Noi, gente che passa e che va, cercando la felicità, sopra a ‘sta terra.
passa il sole ogni giorno senza mai tardare.
Dove sarò domani?
Dove sarò?
Tra le nuvole e il mare c'è una stazione di posta
uno straccio di stella messa lì a consolare
sul sentiero infinito del maestrale
Day by day
Day by day
hold me shine on me.
shine on me
Day by day save me shine on me
Ma domani, domani, domani, lo so
Lo so che si passa il confine,
E di nuovo la vita sembra fatta per te
e comincia domani
domani è già qui
Estraggo un foglio nella risma nascosto
scrivo e non riesco forse perché il sisma m'ha scosso
Ogni vita che salvi, ogni pietra che poggi,
fa pensare a domani ma puoi farlo solo oggi
e la vita la vita si fa grande così
e comincia domani
Tra le nuvole e il mare si può fare e rifare
con un pò di fortuna
si può dimenticare.
Dove sarò domani? Dove sarò?
Dove sarò domani
che ne sarà dei miei sogni infranti, dei miei piani
Dove sarò domani, tendimi le mani, tendimi le mani
Tra le nuvole e il mare
si può andare e andare
sulla scia delle navi
di là del temporale
e qualche volta si vede domani
una luce di prua
e qualcuno grida: Domani
Come l'aquila che vola libera tra il cielo e i sassi
siamo sempre diversi e siamo sempre gli stessi
hai fatto il massimo e il massimo non è bastato
e non sapevi piangere e adesso
che hai imparato non bastano le lacrime ad impastare il calcestruzzo
eccoci qua cittadini d'Abruzzo
e aumentano d'intensità le lampadine
una frazione di secondo prima della fine
e la tua mamma, la tua patria da ricostruire,
comu le scole, le case e specialmente lu core
e puru nu postu cu facimu l'amore
non siamo così soli a fare castelli in aria
non siamo così soli sulla stessa barca non siamo così soli a fare castelli in aria
non siamo così soli a stare bene in Italia
sulla stessa barca a immaginare un nuovo giorno in Italia
Tra le nuvole e il mare si può andare, andare
Sulla scia delle navi di là dal temporale
Qualche volta si vede una luce di prua e qualcuno grida, domani
Non siamo così soli
Domani è già qui
Domani è già qui
Ma domani domani, domani lo so, lo so, che si passa il confine
E di nuovo la vita sembra fatta per te e comincia domani Tra le nuvole e il mare, si può fare e rifare
Con un pò di fortuna si può dimenticare
E di nuovo la vita, sembra fatta per te
E comincia domani
E domani domani, domani lo so
Lo so che si passa il confine
E di nuovo la vita sembra fatta per te
E comincia domani
Domani è già qui, domani è già qui.

A volte ti sembra solo di esserti fermato, di aver rallentato fino a costeggiare, con lo sguardo, quel guardrail che scorre veloce assieme a te, e che ti accompagna.
Ti accompagna verso il mare.
Ti senti un piccolo spettatore, che si guarda dall’esterno, che è capace di vederti, di ascoltarti, di guardarti.
Di guardarti veramente.
Forse è la pioggia, forse è il sole, forse sei soltanto tu.
Ti senti ad una festa, dice il Liga, di cui non hai l’invito.
Eppure, tu a quella festa ci vuoi andare.
Sono passati tanti mesi dalle ultime parole buttate giù, di sera, davanti a un muro bianco, davanti a un piccolo pc.
Sono passati mesi, e sono cambiati sia il muro, sia il pc.
Quel che ancora non sai è che sei cambiato anche tu.
Lottando, sorridendo e sì, a volte anche piangendo, sei a petto nudo sotto al sole, con quel giubbotto colorato, a costruire la tua strada.
Picchiando, forte a volte, quasi sentendoti male.
Bussando, molto più piano, come quando dici perché no.
E così sali su una macchina, di cui ormai non ti vergogni più.
Inviti, aspetti, ascolti e ti sorprendi.
Esci da lavoro, con già il sorriso sul volto.
Già, il sorriso.
Anni che lo aspettavi, anni che lo chiedevi, e ora che è arrivato, anche se soltanto per piccoli, pochi attimi, non ti sei nemmeno fermato ad assaporarlo.
Ma è così che è giusto fare.
Lo noti in quelle piccole fossette che ti si aprono ai lati di quelle labbra sempre un pò... troppo per te, ma a cui ormai vuoi bene, a cui vuoi bene come si può voler bene solo a sé stessi.
Con la rabbia ci nasce, o ci si diventa, tu che sei un esperto non lo sai.
Di uno ti sei sempre fidato, nell’altro hai imparato ad aspettare.
Dopo lunghe camminate, ruote cambiate e spritz annacquati, guardi negli occhi qualcuno e ci leggi quello che forse non ci hai letto mai.
La voglia di sorridere, di vivere e di amare.
Quell’amore che tu non hai ancora imparato ad ammirare.
Allora, un pò allungato dall’alcol, ti senti gridare scusa, francé, scusa, e anche se il perdono é cosa lunga, nel tuo piccolo si sente bussare.
L’amicizia, come l’amore, passano come un terremoto nel tuo cuore.
Anni, lunghi e faticosi, a costruire, a capire, ad arrabbiarsi e ad ascoltare.
Poi, come il sisma che ha devastato una parte di Noi, e che ci ha soltanto lavato gli occhi, basta un piccolo sussulto per dimenticare tutto quanto.
In un mondo falsamente ipocrita, che si tocca con mano e nel quale tanti amano sguazzare, mi sento di poter dire: sì, ho sbagliato.
Le persone non cambiano, quello no.
Cambia soltanto il modo di vederle.
E tu puoi, di volta in volta, guardarle da un lato diverso, come un prisma sotto i raggi del sole.
E quanto è emozionante scoprire ogni volta un piccolo lato nascosto dal buio, quant’è assurdo capire che dietro ad ogni paio di occhi che incroci, giorno per giorno, c’è un mondo che aspetta soltanto di vivere.
Quanto è delicato vedere l’equilibrio che ognuno di noi, raccontando stronzate, facendo battute o piangendo a dirotto, si costruisce per sopravvivere in un mondo così complicato.
Quanto è facile saltare su una spiaggia sotto la pioggia, sopra una canzone di cui nemmeno hai mai saputo le parole, abbracciandoti e sentendoti pieno di un qualcosa che nemmeno riesci a spiegare.
Quanto è bello sedersi su una sdraio di fronte ad uno specchio d’acqua, guardando ridere Chiara di Russi, vedendo accendere una sigaretta dal Salento, sentire che, in quel momento, siamo tutti illuminati dalla luna sul mare.
“Hai cercato di capire, ma non hai capito ancora, se di capire si finisce mai.
Hai provato a far capire con tutta la tua voce anche solo un pezzo di quello che sei.”