Inizio tutto ciò, ridendo.Ridendo con uno sguardo un pò beffardo, un taglio d'occhi malizioso, uno sbattito di palpebre celato.
Ridendo di questo, di quello, ma soprattutto di me stesso.
Ci sono cose che capisci soltanto quando hai già smesso di crederci.
Pensi che il cuore non ti batta più.
Lo dai per scontato, guardando ognuna di loro buttando gli occhi nel vuoto, pensando, ancora una volta: "...niente, neanche stavolta niente."
Abbassi l'orizzonte, ti rialzi e hai già una battuta pronta.
Una battuta che è perfetta per tirare un muro davanti al viso.
Pensi che il tuo migliore amico sia tale per sempre.
Ci si sbaglia.
Ci credi dal primo giorno all'ultimo, da quel giorno che meni tanto, quel giorno in cui io avevo una sportina sotto casa e una massa di capelli enorme.
Ah, quante cose fatte insieme.
Belle, per davvero.
Non rimpiango niente, in realtà, anche se continuo a piangermi addosso.
Nulla di nulla.
Forse soltanto una cosa.
Un'enorme, grossissima cosa.
Poi riapri il tuo Macbook, lo lasci fermo qualche secondo e il tuo screensaver, bastardo dentro, prova a farti vedere tutte quelle foto in cui sei stato, e che ben presto hai dimenticato.
Sei passata tante volte anche tu, questo lo sai bene.
Sei passata anche oggi.
Per giorni ti sei buttata davanti agli occhi i capelli, hai aggirato la colonna e hai tirato dritto.
Io non mi vergogno di te, sai?
Quando passo, io, ci guardo.
Sei parte di me, anche fra cent'anni.
Sei passata anche oggi.
E mi hai visto.
Ridere, di gusto.
E' una splendida risata.
E' una risata di chi sta bene, di chi sta meglio.
Di chi si sente libero semplicemente di essere sè stesso.
Stronzo, egoista, accattivante e affascinante.
Infimo, beffardo, giocoso e gioioso.
Tutto e niente, niente e tutto.
Altre storie, altri luoghi.
Sono esattamente nove mesi che non ti sento.
Poi, di colpo, mi dici che sono stato la cosa più bella della tua vita.
Sei sicura?
Io penso di no.
Mi dici di darti un perchè, di darmi un perchè.
Sai, io camminavo tanto già allora.
Però camminare così era come saltare in una fossa piena di leoni, oppure procedere ad occhi chiusi dentro ad una stanza buia.
Si prova soltanto una cosa.
Paura.
Però non mi hai concesso il tempo necessario per capire come superare la paura.
Tu non avevi paura di buttarti, tu ti lanciavi al volo.
Mi hai messo davanti a una scelta.
Mi dispiace, ha vinto di nuovo Lei.
La paura.
Oggi mi sento di poter dire, tranquillamente, una cosa.
Vaffanculo.
Perchè mi sono fasciato la testa per mesi, sbattendoci sopra, sanguinando e fasciando.
A ripetizione.
In continuzione.
E per chi?
Per due persone che insieme ci sono state quindici anni?
No, grazie.
NO, GRAZIE.
Vi saluto.
Con te, poi, un giorno parlerò.
A tempo debito.