12.8.09
Sono seduto qui

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Quando ho deciso che avremmo parlato, pensavo l'avremmo fatto una volta, e che quella volta sarebbe stato tutto quanto per me.
Un fiume di parole in piena, un rubinetto aperto da un bambino, un bottiglietta d'acqua rovesciata sulla testa in una torrida estate cittadina.
Credevo l'avremmo fatto per te, per me, per noi.
"Amore, sono seduto qui."
Sulla spiaggia, con le dita tra i granelli dorati, guardavamo appena tra le nostre gambe.
Avevi gli occhi lucidi, tremavi, profumavi di sale, di passione, di complicità.
Con un piccolo bastoncino ho iniziato a fare figure distorte sulla sabbia.
Ho ripensato a quando ero bambino, a quando ancora mio padre poteva essere chiamato così.
Facevamo la pista per le biglie, lui le tirava apposta fuori e mi lasciava vincere, io ero felice come nessuno al mondo.
Oggi mi guardi negli occhi, quegli occhi nocciola scuro, e mi chiedi dov'è finita quella gioia di vivere.
Io non ho il coraggio di rispondere, anche perchè sai, amore, una risposta io non ce l'ho.
Il mare si sta ritirando.
E' cosi forte sentire la costanza con le quale le onde si abbattono a riva.
Non hanno orari, non hanno pensieri, se incontrano ostacoli sbattono, forte, e poi ripartono, aggirandoli, lasciandoseli dietro, proseguendo senza buttarsi via.
Io non sono così.
Tu lo sai, lo senti.
Tu ti stringi in quel maglione di lana spessa, quello bianco, quello che odora di te.
E' brezza, soltanto brezza, eppure tu senti il freddo attanagliarti le ossa.
Ieri ci ha chiamati il dottore.
Ho risposto io, come sempre.
Mi ha chiesto di parlare prima con te, voleva sentire la tua voce e sapere se eri pronta.
Non saremo mai pronti per questo, e tu lo sai.
"Amore, sono seduto qui."
Hai gli occhi gonfi ancor prima di dire qualcosa.
Emetti un suono indefinito, una martellata su un cuscino di piume.
Ascolti in silenzio, mi guardi negli occhi, scoppi in lacrime silenziose.
Sento il tuo respiro fermarsi, il tuo cuore fermarsi.
Sento il mondo intermo fermarsi.
Sono soltanto parole, penso.
Lo penso davvero.
Perché mi fa comodo così.
Ci viene incontro Melissa, non vuoi farti vedere in questo stato, appoggi la cornetta e corri di sopra.
Prendo in braccio la nostra piccola, lei mi guarda un pò stupita, tiene Bubu in mano.
"Che cos'ha la mamma?" mi chiede una piccola voce innocente.
Amore, come faccio a non scoppiare anche io?
La abbraccio forte, lei capisce che qualcosa non va, ma non dice niente.
Lascia andare Bubu, lei che non lo lascia nemmeno mentre dorme.
Mi abbraccia forte, con quelle sue piccole ciocche di capelli brune mi avvolge il collo, mi ascolta singhiozzare.
"...ti voglio bene, Papo."

Giaccio seduto su una panchina di plastica bianca, ho i capelli tra le mani, la camicia sudata attaccata alla schiena.
Guardo nel vuoto, verso il basso, ma potrei descriverti ogni centimetro quadro di questa stanza quattro per quattro.
C'è un tavolinetto in vetro, al centro, senza centrino, ma con un vaso di fiori nel mezzo.
Finti.
Nella parete di fronte a me, a sinistra della finestra, un quadro che rappresenta un tramonto. Due sedie a sdraio bianche, di quelle che si vedono ancora ovunque, e in una siede un uomo.
E' di spalle, non si vede il viso, ma sento che sta fumando una sigaretta.
Ne fumerei una anche io.
Non si può.
Non in una stanza d'ospedale, non se al di là di quella doppia porta a vetri alla mia destra ci sei tu che stai lottando con il buio più profondo.

"Ho creduto di averti mia per sempre. Te l'ho giurato davanti all'ascensore dove facevamo l'amore, te l'ho promesso davanti a uno scooter rotto, l'ho urlato davanti ad uno stadio intero. Non ho fatto quello che serviva davvero, però. Io... io non te l'ho mai detto in faccia. Ho pensato che la vita fosse lunga, difficile, ma piena. Piena di litigi, piena di sorrisi, piena di piccoli gesti e grandi sbagli. Sbagliavo. Dovevo ricordarti ogni giorno che ti amavo, che mi arrabbiavo, che ti sentivo vicina, che mi piaceva fare l'amore con te, tenerti i capelli in mano, vederti giocare con Mel, cucinare con solo il grembiule addosso. Dovevo ricordarti che, giorno dopo giorno, io con te vivevo. Non andare via ora."

"Amore, sono seduto qui. C'è un posto vuoto accanto a me. Vuoi sederti qui?"

 
posted by F. Parisi at 20:47 | Permalink | 0 comments
9.8.09
Di nuovo
Di nuovo.
Continuo a stare male.
Non va bene.
 
posted by F. Parisi at 13:51 | Permalink | 0 comments
Un'orma nel deserto
Troppo stanco per capire di te.
Troppo stanco per capire perché.

La verità?
Non so nemmeno io dove sta.

A volte piccoli momenti di pura felicità.
Troppo spesso istanti di malinconica semplicità.

"Ho creduto troppo spesso di poter essere al di sopra di un qualsiasi amore. Poi, quando l'amore arriva, tu non ci credi, e spendi tutto il tuo tempo a capire se quell'amore, quel fottuto sentimento che ti prende e ti gira il cuore, bè, sia vero. Non lo sai, non lo capisci, ti ostini a pensare, non ti comporti come pensi di essere, scopri qualcuno che può muoverti senza che tu lo voglia davvero. Poi arriva quel punto in cui hai perso tutto il tempo a capire se quello era amore, e quell'amore è andato via. E' andato a cercarsi un altro amore, di quelli che forse pensano meno e vivono di più. E allora ti incazzi, soffri e ti richiudi. E' molto più semplice scappare. Potresti insegnarlo, ormai. E' quella piccola fuga che ti permette di andare avanti, stare bene con tutti, davvero bene con nessuno. Allora ti chiedi come cambiare, e quando arriva il momento non ti accorgi che non sei pronto. E ti chiedi come fare, se chiamare o aspettare, se semplicemente dirle mi da fastidio potrebbe addirittura farti saltare tutto quanto. E allora come si fa? Come si fa ad innamorarsi, vivere per come si è, dare quel che si può ed essere felici per quel che si ha? Perché hai paura? E poi, paura di che? E' più semplice fissare una ragazza insicura, fissarla fino a quando lei non abbassa gli occhi, leggermente rossa e solamente incapace di essere letta dentro, no? No. Ammettilo. Sei soltanto tu, davanti allo specchio, e non vuoi ammettere che tu non sei pronto per amare qualcuno. Non lo sei mai stato, forse non lo sarai mai. Eppure, vorresti soltanto che qualcuno te lo insegnasse. E qualcuno che voleva insegnartelo c'era pure. Solo, hai preferito guardare avanti. Sperando che arrivasse l'amore. Ehi, bello, tira quel freno, e vivi l'amore che hai per tutto il resto. Il sorriso di una madre, lo sbadiglio di un coniglio, l'abbraccio di un bambino. Meraviglio, canta Giuliano. Facile a dirsi. Sei troppo preso a dire "E poi?" per potere capire di noi. Dormici su. La notte porta consiglio. E smetti di lasciare orme nel deserto. Smetti di spazzare sabbia nel vento, lasciando che questa cada di nuovo su di essa, trasportata dallo Scirocco, mischiata a milioni di altri sospiri notturni. Apri gli occhi. Inizia a vivere."
 
posted by F. Parisi at 02:48 | Permalink | 0 comments