22.8.09
Soltanto un'altra notte
A volte l'immaginazione può non bastare.
Quel tremolio dello stomaco è difficile da spiegare.
Perdo le parole ogni volta che mi guardi negli occhi, e non so credere che tu riesca a farmi tutto ciò.

Fuori l'afa non ti da respiro.
Dentro, il respiro me lo togli tu.

Ti guardo mentre socchiudi gli occhi, stanca, piccola, incredibilmente bella.
Combatti nella notte contro chissachè, scatti appena, alzi e abbassi i fianchi e allunghi le mani al tuo fianco.
Cerchi qualcosa.
Stai cercando me.

Ho paura di romperti se ti abbraccio troppo forte.
Sai di cosa sto parlando.
Mi fai morire ogni volta che t'avvicini.
E quando non t'avvicini, quando ormai il tuo corpo si è lasciato andare, quando sei lì che dormi beata, cercando un pò di fresco tra un paio di lenzuola pulite, quando cantano i Dire Straits, Bob o Alice nel paese delle meraviglie, io sto di fianco a te, e sento di aver trovato il mio posto nel mondo.
Non mi conosci davvero, non sai quanta fatica sto facendo per trovare una via che mi faccia stare bene, non hai nemmeno idea dei passi che ho fatto per presentarmi in un giorno di novembre in una libreria, chiedere un posto di lavoro, sentirmi dire che posso provare e poi smettere dopo una settimana, per scelte mie, non mie, non so nemmeno io di chi.

Poi, mesi dopo, mi sono detto: "Riproviamo, se si può."

"Eccome se si può" mi son sentito dire.

In un preciso giorno di luglio hai trovato un coraggio che io non avrei mai potuto avere.
Lo stesso giorno hai aperto un piccolo rubinetto, facendomi capire quanto tu, nonostante non ci fossi mai stata, in realtà camminavi da sempre di fianco a me.

Ti guardo mentre dormi, e ti racconto chi sono, che cosa penso, che cosa ha fatto mio padre e quanto è grande tutto ciò che mi fai provare.
A volte ho paura tu mi stia sentendo, perchè alzi appena gli angoli della bocca, come se mi ascoltassi per davvero, e mi sorridessi perchè ti emozioni.
Sbuffi un pò.
Forse vorresti soltanto stare sveglia mentre ti racconto che amo quando mi prepari il caffè la mattina, che impazzisco quando ti mordi le labbra, che mi vengono i brividi quando mi accarezzi la schiena.

E mentre ti ascolto cantare davvero, mentre mi infilo sotto la doccia e mi lavo i denti, mentre guardo fuori dal balcone annusando quel luogo che sa di te, tu corri dentro casa come una donna in carriera, una donna che quando è nuda, e non solo senza vestiti, ha ogni centimetro della pelle che grida quanto bisogno d'amore ha. Mentre ti trucchi davanti allo specchio, mentre ascolti le papere gridare, mentre ridi di te stessa e ti fai il verso.

Tu hai ancora tanti dubbi, troppi.
Sei stata male.
Hai ragione.
Se però riuscissi soltanto per un attimo a mettermi la mano sul cuore e ascoltassi tutto ciò che lui ti dice, i tuoi dubbi rimarrebbero soltanto un brutto ricordo e, forse, un pò d'esperienza per il futuro.
Dammi soltanto un'altra notte.
 
posted by F. Parisi at 14:32 | Permalink | 0 comments
19.8.09
Io me ne vado
Giro il pomello d'ottone sapendo che dietro quella porta ci sei tu.
Con chi, però, no.
Passo l'isola della cucina, do uno sguardo al di là della veneziana semichiusa.
Il getto dell'irrigatore cerca di dare un contegno a quel cespuglio di gladioli e rose, un cespuglio affacciato sul sole, ma dimenticato da tutti, perfino da Dio.
Stacco a fatica la camicia dal corpo, fuori l'afa incolla anche i piedi sull'asfalto.
Prendo un bicchiere dalla credenza, mi scivola dalle mani, cade a terra.
Si frantuma.
Non abbasso nemmeno lo sguardo mentre vola verso il pavimento di marmo beige.
Mi fermo a guardare la mia mano.
Le venature ingrossate, un tremolio evidente.
Apro il rubinetto del lavello, lo lascio scorrere uno, due, cinque minuti.
Spingo la testa sotto l'acqua fredda, l'immergo fino a quando non sento il fiume dei pensieri scorrere a riva.

"Dove sei stato?"
A costruirmi un'altra vita, ad amare un'altra donna, a sfamare un'altra figlia.
"Non sono fatti tuoi."
"Dimmi dove diavolo sei stato. Perchè puzzi d'alcool e di sigarette e di lercio di strada? Perchè?"
Mi sono mischiato a chi ci vive davvero per strada, a chi fa la fame la vive giorno per giorno, e non ha bisogno di chiedersi perchè, non ha bisogno dei tuoi fottuti perchè, ha soltanto bisogno di come. Come riuscire a mangiare, come sopravviere al freddo la notte, come scappare dopo aver rubato da vestire.
"Te l'ho già detto. Non sono fatti tuoi."
"Io non ce la faccio più. Io sono stanca di te. Io voglio il divorzio."
Di quel fottuto dirigente della multinazionale dove lavori non sei stanca, però. Non sei stanca delle cene che ti offre, delle rose che ti manda, non sei stanca di come ti scopa sulla sua scrivania.
"Quella è la porta."
"Spero tu stia scherzando. Non mi puoi lasciare."
Io non ti lascio. Io con te non sono nemmeno mai stato. La tristezza di dodici anni di matrimonio, la macchina nuova, la casa più grande, un figlio terribilmente viziato. Non ti sei nemmeno accorta che le lettere di uno dei tuoi amanti ti sono cadute. Tutte. Mentre uscivi dalla porta principale.

Il sole, negli occhi, ti ci arriva quando stai facendo una curva.
E' nel momento in cui dovresti frenare e non lo fai, quando dovresti fermarti a uno stop e tiri dritto.
E' quando ti siedi nel prato di fronte a un bambino, lui ti guarda e se ne va.
Quando sei libero di poter scegliere, e invece di girare a destra o sinistra, scendi dalla macchina e ti accendi una sigaretta.

"Io non ti lascio. Io me ne vado."
 
posted by F. Parisi at 13:46 | Permalink | 0 comments
18.8.09
Bianco, nero
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Lascio scorrere gli occhi sulla tua schiena nuda, un letto che sa di tutto quello che può significare amore, una finestra spalancata e il suono delle oche giù accanto.
Ti sfioro appena i fianchi, ti sento sussultare per un attimo, respirare a fondo e socchiudere gli occhi.
Ti guardo dormire su un fianco, scattando per chissà quali sogni notturni.
Chissà da cosa, da chi, perchè stai scappando.
Busso alla tua porta da perfetto sconosciuto, ti chiedo permesso, non mi azzardo ad entrare.
Lascio jeans, maglietta e calzini per terra, accucciati uno sull'altro, un pò piegati, un pò no.
Perchè, in fondo, è meglio non schierarsi mai.
Marmellata o cioccolata?
Marmellata.
Destra o sinistra?
Destra... giammai.
Mi lascio coccolare da una doccia che l'acqua calda non l'ha nemmeno vista mai.
Quando tutte le parole sai che non ti servon più.
Quando tiri in mezzo Dio, o il destino o chissachè, e nessuno te lo spiega, perchè sia successo a te.
E' tutto troppo breve per smettere di applaudire ora.

C'è chi soffre perchè si sente assalita dai dubbi, che pensa che quando il male è male per davvero si chiuda gli occhi, e si cambi strada. C'è chi non riesce a far altro che a stare in silenzio, quando parlare sarebbe soltanto l'unica vita, l'unica via. C'è chi aspetta il tramonto per dire ad un amico ti voglio bene, e c'è chi raggiunge l'alba e quel ti voglio bene non l'ha detto mai. C'è chi è attorniata da uomini, una vecchia fiamma, un flirt festivo, un poliziotto. C'è chi è piena di uomini e non cerca di decidere mai. C'è chi si aggrappa a delle costanti, ci sono costanti che si scrollano il mondo di dosso. C'è chi litiga con un'amica, c'è chi diventa stronza perchè si sente ferita, c'è chi è già stronza e non vorrebbe esserlo mai. C'è chi si bagna i piedi nel mare, e si sente dire "...vaffanculo!" ogni due per tre, e ci ride sopra, sorseggiando un caffè, lasciando andare gli occhi un pò all'insù. C'è chi non sa più qual'è la strada giusta da prendere, se l'amore che c'è, nonostante il resto, è la certezza di essere amati, o se forse è meglio lasciare tutti e inseguire quell'amore che, tanto, in fondo non arriva mai. C'è chi si lascia cullare da giovani sedicenti, e quando incontra quello giusto, bè, è troppo tardi. C'è chi ha 35 anni e ne dimostra 23, c'è chi è una sorella e chi sorella non lo è stata mai. C'è chi ha amato qualcuno, e poi si accorge che non è stato amore per davvero. C'è chi si ostina a morire ogni giorno un pò di più, e chi la vita la vive senza certezze, soltanto con un sorriso.

C'è chi chiude gli occhi una sera, in un letto non suo, in una casa non sua, e per la prima volta pensa di aver trovato un posto nel mondo.

C'è anche posto per due piccole corde, bianche e nere.
Vediamo se il marinaio che è dentro di lui ha capito come stringere bene i nodi.
Non sarebbe giusto lasciare slegato qualcosa avresti dovuto tenere ben stretto, e tenere legato qualcosa che forse è meglio lasciar navigare da solo nel mare.

Ti voglio bene.
 
posted by F. Parisi at 01:09 | Permalink | 0 comments