E mentre provi a combattere contro i mulini a vento, veloci scorrono via immagini di una vita che non è più tua.
Un bambino su un marciapiede che piange nel vuoto, tenendo stretto a sè soltanto quel pupazzo a mò di orso che da quando è nato piange con lui.
Una vecchia signora in carrozzina, lasciata da parte all'Ikea mentre badanti più giovani discutono su quanto queste mese possono permettersi di trucchi e stronzate varie.
Lo sguardo di una ragazza in metro che chiude la conversazione al telefono, probabilmente con qualcuno che difficilmente potrà restituirle appieno il suo sorriso.
Vivi tenendoti impegnato, senza pensare, crollando quando sei solo, quando sotto la doccia le tue lacrime non fanno altro che scivolare via con l'acqua che ti piove addosso.
Ti alzi la mattina cercando di togliere i peccati dal mondo, ma come puoi tu, che ne sei il primo ogni alba d'inverno?
E allora rimani lì un pò cosi, dentro quel box di vetro e lacrime, a lavar via con te quei dispiaceri che ogni giorno la vita ti da, cercando di guardare in alto le gocce cadere, e sperare che tra di loro ci siano anche piccoli momenti di felicità, che ti danno la forza, di nuovo, giorno dopo notte, alba dopo tramonto, di aprire di nuovo la maniglia della doccia.


Aprila la maniglia, che c'è ancora quel libro da scrivere...